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Ucraina, Progetto del Papa: in 4 anni aiutato un milione di persone

27/07/2020

Preghiera e carità: sono le braccia che il Papa ha proteso dall’inizio del suo Pontificato verso il caro popolo ucraino con un’attenzione particolare alle vicende dolorose di guerra che lo affliggono sin dal 2014. Francesco le ha portate all’attenzione del mondo in diverse occasioni, pubbliche e private, come ha fatto al termine della preghiera dell’Angelus di domenica scorsa, salutando con speranza il cessate-il-fuoco nella zona di confine con la regione separatista del Donbass.

La luce del Papa sulla nostra realtà
Parlare di un conflitto mai sanato, definirlo una “ferita” in cui i bambini pagano il prezzo più alto, e sollecitare la comunità internazionale perché arrivi a soluzioni che portino “frutti di pace nella giustizia, “è importante per noi ucraini” dice al nostro microfono, monsignor Eduard Kava, vescovo ausiliare di Leopoli.

La sua testimonianza ci aiuta a ripercorrere l’evoluzione del progetto umanitario “Papa per l’Ucraina” voluto da Francesco come segno concreto di affetto e solidarietà senza distinzioni di religione, confessione o appartenenza etnica. A disposizione mezzi di riscaldamento, medicinali, abiti e cibo, strumenti per l’igiene e supporti psico-sociale. “Progetti – spiega monsignor Kava – tutti portati a termine, resta ora il lavoro di fornitura di macchinari per un ospedale dedicato ai bambini”.

Un segno di ecumenismo
L’azione, affidata alla vigilanza del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, è stata realizzata in questi anni in loco – attraverso la costante collaborazione della Nunziatura Apostolica – da un Comitato tecnico situato a Zhaporizhia, per il primo anno, e dal Segretariato tecnico basato a Kiev per l’anno successivo. Al loro fianco, di concerto, gli organismi di carità della Chiesa ma anche altre confessioni cristiane e le organizzazioni internazionali appositamente incaricate.

“Un bel segno di ecumenismo”, osserva monsignor Kava, che parla di un lavoro  fatto veramente insieme, al servizio di poveri, bambini con disagi legati agli stress della guerra, famiglie numerose, anziani che hanno perso tutto e che vivono con pensioni molto basse. "Quell’emergenza non c’è più, ma – fa notare il presule – alcuni bisogni restano e ancora serve il lavoro della Chiesa".

fonte: www.vaticannews.va



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