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Attentato a Managua, il Papa al cardinale Brenes:"Prego per tutti voi"

04/08/2020

“Caro fratello, ti accompagno nel dolore per questo atto vandalico e sono vicino a te e al tuo popolo. Prego per tutti voi”: così scrive Papa Francesco in un messaggio autografo fatto pervenire al Cardinale Leopoldo José Brenes, arcivescovo di Managua, in Nicaragua. A darne lettura ed a mostrarlo in video è lo stesso porporato, durante la Messa presieduta ieri, 2 agosto, nella “Giornata di silenzio e preghiera” indetta dopo l’attentato perpetrato il 31 luglio contro la Cattedrale della città. Il luogo di culto è stato colpito da una bomba molotov lanciata, da un uomo incappucciato, nella Cappella del Sangue di Cristo. Le fiamme hanno bruciato, tra l’altro, un antico crocifisso di quattro secoli. “Un atto infame”, “un’azione terroristica”, afferma l’Arcivescovo di Managua nella sua omelia, trasmessa su YouTube direttamente dalla sua abitazione. Il porporato ringrazia il Pontefice per la sua solidarietà, espressa anche alla preghiera domenicale dell’Angelus, in Vaticano: “È bello sentire la vicinanza del Papa come fratello e amico”, dice, una vicinanza che “ci rafforza nella fede e ci incoraggia ad andare avanti”.

“Coraggio! Niente ci separerà dall’amore di Cristo”
Il Cardinale Brenese elenca, poi, le manifestazioni di solidarietà ricevute, per iscritto o per telefono, da numerosi rappresentanti della Chiesa nel mondo, a partire dal Nunzio in Nicaragua, Monsignor Waldemar Stanislaw Sommertag, fino all’Arcivescovo di Madrid, in Spagna, Cardinale Carlos Osoro Sierra che, in un Twett, parla di “attentato alla democrazia e alla libera espressione delle fede”. Tante anche le parole di prossimità fatte pervenire da sacerdoti, Atenei cattolici e Ordini religiosi come i Gesuiti. “In questo momento – afferma l’Arcivescovo di Managua – la Parola di Dio è ausilio e conforto” ed “oggi più che mai” il Signore è “la nostra forza”. “Coraggio! – ribadisce il porporato – I nemici della Chiesa potranno distruggere tutte le immagini” sacre, “ma noi ci aggrappiamo al Signore che ci ama”, “Dio di misericordia e di amore”. Di qui, l’invito del porporato a perdonare l’autore dell’attentato, professando la fede cattolica e restando consapevoli del fatto che “niente ci separerà dall’amore di Cristo”.

Solidarietà da tutto il mondo
Intanto, sulla pagina Facebook dell’Arcidiocesi di Managua sono state pubblicate moltissime fotografie scattate dai fedeli che ieri hanno allestito piccoli altari nelle proprie abitazioni, per vivere la “Giornata di silenzio e preghiera”. “La preghiera è la nostra forza – si afferma - La fede del nostro popolo rimane più ferma che mai”. La stessa pagina riporta anche i numerosi messaggi di solidarietà giunti alla Chiesa nicaraguense da tutto il mondo: la Conferenza episcopale del Messico parla di  “azione deplorevole” e “ferita dolorosa”, mentre prega per “la concordia e la pace”; i vescovi dell’Ecuador definiscono l’attentato “un’aggressione vandalica e sacrilega” e chiedono alle autorità competenti di "indagare e chiarire l'origine di questi inaccettabili atti di violenza, che sono una chiara espressione di intolleranza e di odio della fede". Sulla stessa linea la Chiesa di Panama che si dice “indignata” per la ferita inferta al “sentimento religioso” del popolo nicaraguense. Forte anche la dichiarazione dei presuli del Costa Rica che affermano: “Rifiutiamo e condanniamo il vile attentato (...) Consideriamo questo atto criminale come un attacco frontale alla Chiesa in Nicaragua e alla libertà religiosa” della nazione. La stessa condanna arriva dalla Chiesa del Guatemala, che “deplora l’attentato”, e dai vescovi della Colombia che rifiutano “categoricamente” questo “attacco atroce”.

Gli attacchi dei giorni scorsi
Nel frattempo, i sacerdoti e i religiosi della Cattedrale di Managua informano, in un comunicato, che nei prossimi giorni verranno rese note le modalità per contribuire alla ricostruzione della Cappella del Sangue di Cristo. Da ricordare che recentemente si sono verificati altri attacchi in alcune chiese del Nicaragua: il 29 luglio, ad esempio, alcuni ignoti hanno profanato la cappella di Nostra Signora del Perpetuo Soccorso nel comune di Nindirí, mentre il 27 luglio, nella stessa città, è stato buttato a terra il tabernacolo della Cappella della Madonna del Carmelo, nella Parrocchia di Nostro Signore di Veracruz.
Isabella Piro 

fonte: www.vaticannews.va





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