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A sei anni dalla visita in Corea, la voce del Papa resta forte

13/08/2020

Dal 13 al 18 agosto del 2014 il Papa visitò la Repubblica di Corea in occasione di due emblematici eventi per la “Terra del calmo mattino”: la sesta Giornata della Gioventù Asiatica e la proclamazione di 129 beati. Infatti, sin dal primo incontro con le autorità, Francesco unì al ricordo delle sofferenze che il Paese asiatico ha dovuto patire a causa della violenza, della persecuzione e della guerra, la sottolineatura della speranza di giustizia, di pace e di unità mai sopita nel popolo coreano.

I suoi auspici e le tracce lasciate dai quei giorni vanno dal rafforzamento della democrazia in termini di sempre maggiore globalizzazione della solidarietà, all’esortazione rivolta ai vescovi perchè memoria e speranza ispirino la Chiesa della Corea che Francesco vede santa, missionaria e umile, lontana cioè dai “criteri mondani”.

Ma gli incontri più coinvolgenti come sempre accade, furono quelli con i giovani – i due terzi della popolazione del paese asiatico - prima al Santuario di Solmoe e poi la Santa Messa conclusiva della sesta Giornata della Gioventù Asiatica nel Castello di Haemi. A loro la consegna principale: collaborare all’edificazione della Chiesa. La frase che è rimasta più impressa nella memoria è : “Alzatevi e non lasciate intorpidire da una vita sbagliata la vostra sensibilità per la gioia del Vangelo”.

Il ricordo ancora emoziona e interpella, a sei anni di distanza, le coscienze di chi, come monsignor Lazzaro You Heung-sik, vescovo di Daejeon, era al seguito del Papa in quell’estate di sei anni fa. Quest'anno la pandemia ha impedito - ci spiega - di realizzare molto di quanto era previsto, ma non la celebrazione di una Messa commemorativa e l'allestimento di una mostra che, con musica e foto, possa riproporre anche ai non credenti il "sorriso" del Papa. Ma la cosa più bella in un  contesto socio-politico di perdita di valori spirituali e della propensione politica al dialogo, è che dalla visita del Papa si siano innescati tanti progetti per riflettere sugli insegnamenti pontifici e per la cura del Creato. 

La principale fonte di orgoglio resta però nelle parole di monsignor Lazzaro, l'inaugurazione nel 2021 di un Centro dedicato all'incontro dei giovani di tutto il mondo per restituire loro speranza e incoraggiamento che anche la crisi sanitaria in corso sta contribuendo ad affievolire.  Ce lo racconta monsignor Lazzaro, in una riflessione ampia sul significato di quel Viaggio apostolico:

R. - Ogni volta che ricordo i giorni della visita Apostolica del Santo Padre sei anni fa, sembra che io senta ancora vividamente la sua voce, l'espressione “Wake up” che il Santo Padre ha ripetuto ad alta voce nella celebrazione conclusiva della sesta Giornata asiatica della gioventù. Risuonano nella mia mente tutte le parole del Papa rivolte a noi. Vorrei celebrare questo sesto anniversario , invitando i nostri fedeli a ricordare la speranza e il coraggio che il Santo Padre ci ha regalato in varie occasioni della sua visita: all'incontro coi giovani asiatici, a quello con i vescovi asiatici, al pellegrinaggio nei santuari dei martiri eccetera... Fino all'anno scorso ad ogni anniversario della visita del Santo Padre, ho celebrato la Santa Messa commemorativa nei santuari che lui ha visitato da pellegrino. Alla Santa Messa seguivano il concerto e una Mostra fotografica per invitare la gente e ricordare il messaggio lasciato dal Papa. Sono passati già 6 anni, ma la musica e le foto ci fanno sentire la visita apostolica come un evento svoltosi appena ieri. Ancora mi sento commosso. Come potete immaginare a causa della crisi sanitaria da Covid-19, abbiamo dovuto cancellare molti eventi commemorativi che avevamo preparato. Tuttavia, indossando la mascherina e assicurando il mantenimento della distanza sociale, perlomeno celebriamo la Santa Messa commemorativa e terremo la Mostra fotografica. Dal momento che visitano i santuari dei Martiri, non solo i fedeli cattolici, ma anche molte persone che non professano la fede cattolica, abbiamo ritenuto opportuno invitare tutti a riflettere sul messaggio e sul sorriso del Papa attraverso le foto. Ricordando il passato e avendo una prospettiva aperta al futuro, piena di speranza, possiamo ottenere la forza per vivere bene oggi.

Cosa conserva personalmente come eredità lasciata nel suo cuore dal viaggio di Papa Francesco?

R. - Per me il Papa ci dà l'esempio di un discepolo autentico del Signore nell' unità di ciò che dice e ciò che fa. Egli vive la vita e la parola di Gesù in modo così fedele e costante. Nel mondo odierno in cui vengono messi al primo posto la forza per ottenere ciò che si desidera, il materialismo, il secolarismo, egli si mostra coraggioso nel prendere posizione davanti a varie ingiustizie e umile verso i bisognosi. In particolare, durante la sua visita ci ha chiesto di custodire il deposito della fede e coltivare la speranza per un futuro migliore. Diceva: "Siate custodi del ricordo e della speranza". Al fine di invitare il popolo di Dio presente nella diocesi a me affidata a riflettere su questa esortazione ho dato inizio al sinodo diocesano che è durato tre anni e cinque mesi, attraverso due temi principali: seguire l'esempio dei martiri e la Gaudium et spes. È stato davvero un percorso di grazia speciale per tutti noi. Ora siamo chiamati a mettere in pratica i risultati del discernimento sinodale. In modo particolare, di fronte alla crisi sanitaria in corso, penso che dobbiamo fare del nostro meglio per rendere la nostra chiesa sempre più sinodale.
Al riguardo credo che il Papa con la sua visita abbia lasciato nel mio cuore il coraggio di percorrere costantemente l'itinerario per la realizzazione della chiesa sinodale. Essa ha nei bisognosi il suo tesoro e cammina insieme con i giovani, mostrando la sua natura comunionale ed evangelizzatrice. Sto facendo del mio meglio per vivere fedelmente queste eredità.

Quando il Papa ha incontrato i vescovi e la Chiesa coreana, ha lasciato loro il compito di rinnovare spiritualmente la società. Ecco oggi com'è la Chiesa coreana, come riesce ad agire proprio nel sociale?

R. - Il Papa ha sottolineato il dovere della Chiesa in Corea riguardo al rinnovamento spirituale della società e alla riforma di sè stessa. Credo che questi due compiti non possano essere realizzati in maniera separata perché solo la Chiesa rinnovata può essere anche Chiesa innovatrice. In occasione dell'incontro con i vescovi, il Santo Padre ha detto che la Chiesa non deve cadere nella tentazione di presentarsi come una Chiesa ricca per i ricchi, ma povera per i poveri. E il Santo Padre ci ha dato questo insegnamento, non solo con le sue parole, ma anche con i suoi esempi dando preferenza agli incontri con le persone più povere e bisognose. Durante la visita ha voluto sinceramente consolarle e incoraggiarle.
Negli ultimi decenni la società coreana ha sperimentato un rapido sviluppo economico. Tuttavia vedo che la medesima società si è impoverita spiritualmente. Sembra che i politici progressisti e conservatori abbiano dimenticato l'esistenza della strada del dialogo e della negoziazione. Inoltre il popolo coreano sta vivendo ancora sotto la tensione della divisione tra nord e sud. Sono sicuro che lo Spirito Santo sta purificando la Chiesa in Corea in modo graduale e fondamentale. Tale azione dello Spirito Santo non è una mera magia, a cui assistiamo. Lo Spirito Santo opera con il nostro coinvolgimento. In tal senso, specialmente nel contesto attuale, le opere dello Spirito Santo ci possono sembrare un tipo di prova dolorosa , ma credo che stiamo vivendo un periodo di Grazia in cui siamo chiamati alla purificazione per il recupero della vera immagine della Chiesa. Vedo che sono nate molte iniziative che sembrano germogli che crescono nella grazia abbondante dello Spirito Santo per la realizzazione di una Chiesa locale in spirito di sinodalità. Dopo la visita del Papa sono nati alcuni movimenti in cui i fedeli laici studiano spontaneamente i suoi insegnamenti e riflettono su come metterli in pratica nelle loro vite e nelle loro attività ecclesiale. Sono anche nati spontaneamente alcuni movimenti che mirano alla protezione della nostra casa comune, specialmente nella nostra diocesi. La crisi in corso è arrivata solo dopo qualche mese della conclusione del sinodo diocesano. In questo contesto sono lieto di dire che molti sacerdoti, religiosi, religiose, e fedeli stanno offrendo volontariamente ciò che è nelle loro possibilità, per le persone che si trovano in difficoltà. Non solo verso i connazionali ma anche per tanti che vivono in altre parti del mondo. Questa generosità, disponibilità e fratellanza, per me sono i segni della Speranza.

I giovani sono stati i protagonisti del viaggio del Papa in Corea. Lei era presente al loro incontro: il Papa chiese loro di “Alzarsi” e di agire per essere costruttori di un Paese unito e in pace. Cosa rimane a loro di quelli invito?

R.- “Wake up”: queste parole del Papa che sono rimaste nel nostro cuore, ci portano subito all'incontro di 6 anni fa. Bisogna ricordare i bei momenti del passato e allo stesso tempo bisogna anche andare avanti con le pratiche concrete. Detto ciò la nostra diocesi, in collaborazione con le autorità civili, sta lavorando per la costruzione di un Centro pastorale che fungerà da luogo di comunione dei giovani del mondo, proprio nel posto dove il Santo Padre ci invitava col motto “Wake up”. Spero che questo Centro pastorale che si chiamerà "Centro culturale dei giovani del mondo e Centro commemorativo della visita del Papa Francesco" diventi luogo di solidarietà e di speranza per i giovani del mondo. Il Centro pastorale, conserverà i ricordi della visita Apostolica in forma digitale. Tutti potranno accedere tramite internet ai messaggi e alle parole del Papa rivolti durante il viaggio ai giovani. Allo stesso tempo il Centro riporterà al Papa parole e pensieri dei giovani che lì converranno.
Vorremmo rendere questo Centro pastorale luogo di speranza per i giovani. Purtroppo la crisi sanitaria in corso sta provando a togliere speranza e opportunità ai giovani del mondo. Vedo loro come rifugiati, abbandonati al mondo senza fondamenta economiche e sociali. Loro hanno bisogno di consolazione e anche a volte di guarigione. Mi auguro che il Centro pastorale non solo a parole sia luogo dove i giovani possano riprendersi e curarsi trovando la speranza e la pace interiore. Il “Wake up center” sarà inaugurato nel 2021 anno molto significativo per la Chiesa in Corea perché è il bicentenario della nascita il 21 agosto 1821, a Solmoi, di sant'Andrea Kim Taegon martire . L’Unesco ha concesso il patrocinio all’evento e con grande emozione siamo in attesa della cerimonia di inaugurazione.

Gabriella Ceraso
fonte: www.vaticannews.va




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