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Sudafrica, è la Giornata di preghiera delle donne cattoliche

24/08/2020

"Non riesco a respirare”: questo il tema della “Giornata di preghiera” indetta per il 24 agosto dall’Organizzazione dell’Unione sudafricana delle donne cattoliche (Saucwo). “L’iniziativa – si legge sul sito web dei vescovi dell’Africa australe – vuole dare voce a chi non ha voce ed è scaturita dal desiderio di vincere l’isolamento e la solitudine del lockdown”, dovuto alla pandemia da coronavirus, così da “supportarsi reciprocamente e rafforzare il senso di sorellanza in questo tempo di sofferenza globale”. Il titolo della Giornata sembra richiamare la frase pronunciata da George Floyd, l’afroamericano morto a giugno negli Stati Uniti dopo l’arresto da parte di un poliziotto bianco. L’evento si svolgerà in modalità virtuale attraverso la piattaforma Zoom, dalle ore 14.15 alle ore 16.00, e vedrà, tra gli altri interventi, quello di Sr. Hermenegild Makoro, Segretario generale della Conferenza episcopale sudafricana.

Servono pari opportunità e più tutele
Da ricordare che ad agosto in Sudafrica si celebra il “Mese delle donne” per rendere omaggio alle oltre 20mila giovani che il 9 agosto 1956, all'epoca dell'Apartheid, marciarono in massa, a Pretoria, contro l'obbligo del "lasciapassare" previsto per i cittadini di colore. Nel 2020, il tema del mese è “Uguaglianza di genere: realizzare i diritti delle donne per un futuro di parità” Per l’occasione, domenica scorsa, Sr. Nkhensani Shibambu, presidente della Lccl (Leadership Conference of Consecrated Life) ha diffuso una nota in cui ha insistito sulla necessità delle pari opportunità per il mondo femminile, come ad esempio nella retribuzione, nel lavoro domestico, nel porre fine alle molestie sessuali e ad ogni forma di violenza, nei servizi sanitari adeguati e nella partecipazione attiva alla vita politica e sociale.

II cambiamento reale è lento
n Sudafrica, “abbiamo una delle Costituzioni più progressiste al mondo che garantisce l'uguaglianza di genere e l’emancipazione femminile”, ha detto Sr. Shibambu, ma “nonostante questo, il cambiamento reale è ancora lento” e resta come “una delle sfide socio-economiche più gravi per il Paese”. “Le donne – ha aggiunto - guadagnano meno, hanno posti di lavoro meno sicuri, finendo nel settore informale, hanno meno accesso alle tutele sociali e costituiscono la maggioranza delle famiglie monoparentali”.

Pandemia, le religiose invitano alla preghiera: “Ascoltiamo i poveri che soffrono"
Non solo: tra gli ostacoli principali per il settore femminile, c’è “la piaga della violenza di genere e del femminicidio”: “Nel 2019 – ha ricordato la presidente della Lccl – sono stati denunciati alla polizia più di 52mila reati sessuali e quasi 42mila stupri, a dimostrazione che la violenza contro le donne è un flagello diffuso nelle comunità sudafricane”. Inoltre, la quarantena e l’isolamento sociali obbligatori dovuti alla pandemia da Covid-19, “hanno reso le donne più vulnerabili e più esposte alla molestie domestiche”. Anche il peso della cura dei malati è in gran parte a carico delle donne: Sr. Shibambu ha richiamato infatti alcuni studi da cui si evince una mortalità da coronavirus più alta tra gli uomini rispetto alle donne e “ciò significa che sono le donne a prendersi cura dei malati e che un numero maggiore di esse rimarrà vedova, a causa della pandemia”.

Il pensiero della religiosa è andato, quindi, sia a tutte coloro che hanno perso il coniuge per malattia, sia a tutte le donne che sono morte a causa del virus, incluse alcune religiose. “Le ringraziamo per il loro generoso contributo – ha detto la leader della Lccl - per il loro servizio disinteressato alle comunità in cui hanno servito e soprattutto per il loro ministero di preghiera”. Un ulteriore ringraziamento è andato alle operatrici sanitarie dell’Africa che “sono in prima linea e rischiano la vita per combattere questo virus mortale per nostro conto”. Una preghiera è stata levata anche per i malati e le malate.

Infine, la nota Sr. Shibambu è stata conclusa da un appello: “Ora sta a noi far parte della generazione che pone fine alla disuguaglianza di genere, perché finché tutte le donne non saranno libere e trattate in modo uguale e dignitoso, noi stesse non potremo essere libere”.

Isabella Piro
fonte: www.vaticannews.va




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