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Francesco: abbiamo bisogno di una "conversione ecologica"

03/09/2020

Quello di stamattina con il gruppo di ambientalisti francesi è un incontro che segue le riflessioni svolte dai vescovi di Francia riguardo all’Enciclica Laudato si’, con la partecipazione di esperti impegnati per la causa ecologica. Papa Francesco ha in mano il testo del suo discorso preparato, ma preferisce parlare a braccio, consegnando quei fogli al gruppo per una lettura successiva.

Una testimonianza personale
Francesco inizia confidando qualcosa di personale: il suo percorso di “conversione” sui temi ambientali. Racconta che quando lavorava per Conferenza dell’episcopato latinoamericano in Brasile, ad Aparecida, non dava molta importanza alle proposte che arrivavano dall’Amazzonia, pensando che non c’entrassero con l’evangelizzazione.
Questo ero io nel 2006. Poi, nel 2015 è uscita la Laudato si’. Io ho avuto una strada di conversione, di capire il problema ecologico. Prima non capivo nulla! (…) Voglio sottolineare questo: dal non capire nulla ad Aparecida nel 2006, all’Enciclica. Di questo mi piace dare testimonianza. Dobbiamo lavorare perché tutti abbiano questa strada di conversione.

La saggezza degli indigeni perduta dalla cultura contemporanea
Il Papa prosegue dicendo che per lui convertirsi ha significato cambiare lo sguardo sugli indigeni, capire la loro saggezza del buon vivere e spiega:

Il buon vivere non è la dolce vita, no, nel dolce far niente, no. Il buon vivere è vivere in armonia con il creato. E questa saggezza del buon vivere noi l’abbiamo persa. I popoli originari ci portano questa porta aperta. E alcuni vecchi dei popoli originari dell’ovest del Canada si lamentano che i loro nipoti vanno in città e prendono le cose moderne e dimenticano le radici. E questo dimenticare le radici è un dramma non solo degli aborigeni, ma della cultura contemporanea.

Così come, osserva Francesco, oggi si è persa l’armonia tra il pensare, il sentire e il fare. Il Papa afferma poi che tutti dobbiamo anche lavorare “sulla nostra tenerezza e capacità di carezzare”, perché la capacità di carezzare “è una cosa del vivere bene in armonia” e rientra nell’ecologia umana. E ancora è importante sentire l’appartenenza a una tradizione e quindi curare le proprie radici “perché i frutti siano buoni”.

Il dialogo con i nonni
Francesco ritorna infine su un tema che gli è molto caro, il rapporto con gli anziani, con i nonni, il dialogare con loro. E conclude:
Mi ha sempre colpito quel passo del Libro di Gioele: “I nonni sogneranno. I vecchi sogneranno e i giovani profetizzeranno”. I giovani sono dei profeti. I vecchi sono dei sognatori. Sembra il contrario, ma è così! A patto che i vecchi e i nonni parlino. E questa è l’ecologia umana.

Il degrado della natura
“Facciamo parte di un’unica famiglia umana, chiamati a vivere in una casa comune di cui constatiamo, insieme, l’inquietante degrado”, esordisce Papa Francesco nel testo consegnato ai presenti all'incontro di stamattina, osservando come la crisi attuale ci ricordi la nostra fragilità e la nostra interconnessione. Ma, sostiene, c’è qualche motivo di speranza:
Rallegra il fatto che una presa di coscienza dell’urgenza della situazione si riscontri ormai un po’ dovunque, che il tema dell’ecologia impregni sempre più i modi di pensare a tutti i livelli e cominci a influire sulle scelte politiche ed economiche, anche se molto resta da fare e se assistiamo ancora a troppe lentezze e persino a passi indietro.

Il contributo offerto dalla Chiesa cattolica
Papa Francesco riafferma l’impegno della Chiesa cattolica per la tutela della casa comune, anche se “essa non ha soluzioni già pronte da proporre e non ignora le difficoltà delle questioni tecniche, economiche e politiche in gioco”. Tuttavia vuol fare la sua parte, soprattutto nella formazione delle coscienze “al fine di favorire una profonda e duratura conversione ecologica”. La fede, osserva, offre ai cristiani “grandi motivazioni per la protezione della natura, come pure dei fratelli e delle sorelle più fragili" e tra fede e scienza può svilupparsi un dialogo fecondo.

La Bibbia ci insegna che il mondo non è nato dal caos o dal caso, ma da una decisione di Dio che lo ha chiamato e sempre lo chiama all’esistenza, per amore. L’universo è bello e buono, e contemplarlo ci permette di intravedere la bellezza e la bontà infinite del suo Autore. Ogni creatura, anche la più effimera, è oggetto della tenerezza del Padre, che le dona un posto nel mondo.

L'essere umano è amministratore della natura non il padrone
Compito dell’uomo è rispettare l’opera di Dio e amministrare la natura e ciò che essa offre, senza mai sentirsene il padrone assoluto. L’umanità è chiamata a vivere sulla terra “in armonia nella giustizia, nella pace e nella fraternità”, come propone il Vangelo, ma quando si maltratta la natura per i propri interessi, “allora l’armonia si rompe e si verificano gravi disuguaglianze, ingiustizie e sofferenze”. E il Papa ribadisce:

Sono la stessa indifferenza, lo stesso egoismo, la stessa cupidigia, lo stesso orgoglio, la stessa pretesa di essere il padrone e il despota del mondo che portano gli esseri umani, da una parte, a distruggere le specie e saccheggiare le risorse naturali, dall’altra, a sfruttare la miseria, abusare del lavoro delle donne e dei bambini, rovesciare le leggi della cellula familiare, non rispettare più il diritto alla vita umana dal concepimento fino al termine naturale.

Guarire il cuore dell'uomo per guarire il mondo
Non è dunque possibile risanare il rapporto con il creato, senza risanare anche le relazioni tra gli esseri umani. E’ solo “guarendo il cuore dell’uomo – afferma il Papa - che si può sperare di guarire il mondo dai suoi disordini sia sociali sia ambientali”. L’intervento di Papa Francesco si conclude con l’incoraggiamento ai presenti a proseguire il loro lavoro per la tutela dell’ambiente, invitando alla speranza che si fonda su Gesù Cristo, pur in mezzo alle difficoltà. Lui, conclude il Papa, “non ci abbandona, non ci lascia soli, perché si è unito definitivamente con la nostra terra, e il suo amore ci conduce sempre a trovare nuove strade”.(Adriana Masotti)

fonte: www.vaticannews.va



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