News dall'Italia e dal mondo

Torna alla lista

L’Arcivescovo Mons. Bertolone: “Rosario Livatino un cristiano doc, un giudice autenticamente cristiano”

19/09/2020

«Il martirio non è mai una sconfitta; il martirio è il grado più alto della testimonianza che noi dobbiamo dare».
Come papa Francesco scrive, così Rosario Livatino visse e morì. Nella sua morte per mano mafiosa è racchiusa la prova di una fede granitica. Questa storia, durante un trentennio, è stata ricostruita sulla base di fonti, documenti, testimonianze, proprio perché del giudice siciliano apparissero nitide la figura, l’esistenza, l’operato, l’eredità spirituale e morale. Il fine della causa di beatificazione di Livatino è stato anche questo: comprendere, verificare, accertare se il delitto sia maturato in un contesto nemico della Magistratura e di “scomodi” esponenti che hanno il grave torto di ispirarsi non solo a codici e norme indefettibili, ma anche all’etica della fede cristiana, la stessa che Livatino riteneva essenziale proprio nell’amministrazione della giustizia. Da qui il quesito: mandanti ed esecutori agirono per contrastare l’affermazione di una giustizia intrisa di Vangelo e fede? E se sì, lo fecero consapevolmente?
A questi interrogativi si può rispondere ricordando che Cosa Nostra e le sue Stidde (cioè i “rami” che hanno deciso di staccarsi dall’albero), per quanto nei secoli abbiano inteso esibire una vistosa devozione a santi e madonne, in realtà continuano in re ipsa a manifestare una contraddizione - meglio, la negazione - del cristianesimo, rivelandosi una forma di religione pagana, prona al potere ed al denaro. «Decidere è scegliere, e a volte scegliere fra numerose cose o strade o soluzioni», diceva Livatino in un convegno a Canicattì il 30 aprile 1986 […]: «e scegliere è una delle cose più difficili che l’uomo sia chiamato a fare […] Ed è proprio in questo scegliere per decidere che il magistrato credente può trovare un rapporto con Dio. Un rapporto diretto, perché il rendere giustizia è realizzazione di sé, è preghiera, è dedizione di sé a Dio. Un rapporto indiretto per il tramite dell’amore verso la persona giudicata».
Parole inequivocabili, testimonianza preziosa. Eccolo, Livatino: si staglia come un gigante tra i nani mafiosi, che lo detestavano a causa della sua intransigenza e fedeltà alla legge ed anche per la sua ostinata fede cristiana, tant’è vero che lo apostrofavano scimunito e santocchio, e solo perché ogni mattina, prima di recarsi in ufficio, si fermava in chiesa a pregare ed invocare l’aiuto del Signore.
Il 21 Settembre 1990 il colpo di pistola che lo fermò ai piedi del Gasena non eliminò solo un uomo e neppure soltanto un magistrato: uccise un cristiano doc, un giudice autenticamente cristiano.
 

          + Vincenzo  Bertolone S.d.P., Arcivescovo di Catanzaro Squillace - Postulatore             



Fotogallery