News dall'Italia e dal mondo

Torna alla lista

Il Papa alla diocesi di Roma: serve la rivoluzione della tenerezza

15/05/2018

Nell’incontro con la diocesi di Roma, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Papa Francesco si è soffermato sulle malattie spirituali: tema che ha caratterizzato il cammino delle parrocchie che si sono interrogate sulle fatiche dell’annuncio evangelico.

Come un medico che ha studiato le malattie, Francesco suggerisce la cura alla sua diocesi. Nell’incontro nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il Papa conclude il cammino delle parrocchie ascoltando la relazione finale che è la sintesi delle fatiche che si vivono nell’annuncio del Vangelo. Un cammino ispirato dall’intensità e dalla bellezza dell’Evangelii Gaudium, l’esortazione apostolica di Francesco.
Le malattie della Chiesa di Roma
Dopo la preghiera iniziale, è don Paolo Asolan, professore al Pontificio Istituto pastorale “Redemptor Hominis” della Pontificia Università Lateranense, a dare gli spunti per la riflessione del Papa, frutto del lavoro di una Commissione diocesana. A preoccupare è la crescita dell’io a dismisura; la mancanza di comunione tra cristiani con le varie realtà ecclesiali che non si parlano; la frenesia; le troppe iniziative pastorali che non danno tempo di riflettere; manca chi insegna a pregare; mancano i poveri come parte della comunità, come soggetti che evangelizzano.
Solo il Signore può guarire
Il Pontefice, dopo aver fatto i complimenti per il lavoro svolto, risponde a braccio alle domande rivolte da mons. Angelo De Donatis, vicario del Papa per la diocesi di Roma. Quattro questioni che con verità chiedono a Francesco di illuminare la strada e guarire le malattie. Il Pontefice si sofferma sulla parola “radice”, la meta ultima che va sanata, e suggerisce un percorso: non pensare di poter guarire da soli, “serve qualcuno che mi aiuti: il primo – afferma - è il Signore”; poi cercare conforto in chi ha il carisma dell’accompagnamento spirituale, non solo un prete ma anche un laico, un anziano o un giovane. Infine leggere qualcosa che aiuti e guardare avanti:
Parlare con Gesù, parlare con un altro, parlare con la Chiesa. E credo che questo sia il primo passo. Poi, aiuterà leggere qualcosa su quell’argomento. Ma sempre guardare avanti: ma, io posso fare tutto questo. Pregare, parlare con un altro, leggere … ma l’unico che può guarire è il Signore. L’unico.
La pietà popolare è il sistema immunitario della Chiesa
Rispondendo ad una domanda sull’individualismo che isola il corpo ecclesiale, Francesco parla del “guardarsi l’ombelico”, del guardare se stessi, del fascino delle novità che però allontanano dal cuore, dal vero centro. Il ricordo va allora a Buenos Aires con le suggestioni orientalistiche negli esercizi spirituali, il Papa parla della necessità di uno schiaffo per rientrare nella realtà, dello gnosticismo nella Chiesa e infine dell’urgenza di guardare alla pietà popolare come già profetizzava Paolo VI:
“Come possiamo andare oltre le appartenenze esclusive e rassicurarci del nostro gruppo?”. Padre, sempre esaminare questo: “Io vado con il popolo di Dio, ma migliorando, ma sempre voglio una Chiesa con popolo, una Chiesa con Gesù Cristo incarnato, un Gesù Cristo con Dio?”. Il cammino contrario. L’unico modo: la comunità ci guarisce, la spiritualità comunitaria ci guarisce.
L’armonia dello Spirito Santo, il più valido aiuto
Soffermandosi sul tempo che divora tutte le attività della parrocchia, Francesco ricorda che la mancanza più grande è l’armonia, domandarsi se c’è nella propria comunità e nella famiglia diocesana. Sottolinea che lo Spirito Santo che in passato ha creato il primo disordine della Chiesa, è il responsabile dell’armonia, qualcosa di non statico, perché  non è un ordine, è dinamismo, è cammino.
Ma io dirò tre punti concreti che possono aiutare a trovare questa armonia. Prima, la Persona del Signore, Cristo, il Vangelo in mano. Dobbiamo abituarci a leggere un passo del Vangelo tutti i giorni: ogni giorno un passo del Vangelo. Per entrare a conoscere meglio Cristo. Secondo, la preghiera: ma se tu leggi il Vangelo, subito ti viene la voglia di dire qualcosa al Signore, di pregare, fare un dialogo con Lui, breve … anche la preghiera … E terzo, le opere di misericordia. Con questi tre punti credo che questo senso di fastidio sparisce e andiamo verso l’armonia che è tanto grande. Ma sempre chiedere la grazia dell’armonia nella mia vita, nella mia comunità e nella mia diocesi.

Benedetta Capelli 



Fotogallery