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Ripercorriamo l'anno di Francesco, con le sue gioie e le sue afflizioni, guardando gli avvenimenti del 2018 attraverso le lenti dell'Evangelii gaudium

30/12/2018

Quest’anno, come ha detto Francesco nel recente discorso di auguri alla Curia, è stato difficile per la Chiesa, “investita da tempeste e uragani”. Proprio per questo, possiamo leggere meglio il 2018 del Papa alla luce della sua prima Esortazione apostolica, la Evangelii gaudium, che il mese scorso ha compiuto 5 anni. Infatti - scrive Francesco - “bisogna permettere che la gioia della fede cominci a destarsi, come una segreta ma ferma fiducia, anche in mezzo alle peggiori angustie”
Cristo al centro
Un testo programmatico del suo pontificato, fortemente cristocentrico. Tutte le riflessioni del Papa di quest’anno, dalle 43 udienze generali alle 89 meditazioni a Santa Marta, dagli Angelus alle omelie delle Messe pubbliche, sono centrate sull’incontro vivo con Gesù, così come leggiamo all’inizio dell’Evangelii gaudium: “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia”. Il Papa invita i fedeli “a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia”.

Portare al mondo la freschezza originale del Vangelo
Francesco indica due vie. La prima è l’appello ai cristiani a portare a tutti, con rinnovato fervore e creatività, la gioia di aver incontrato Gesù: si tratta di una “nuova uscita missionaria” che vuole “recuperare la freschezza originale del Vangelo” e concentrarsi sull’essenziale, evitando una pastorale “ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine che si tenta di imporre a forza di insistere”. Nel nucleo dell’annuncio “ciò che risplende è la bellezza dell’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto”. Infatti, scrive Francesco, succede che si parli “più della legge che della grazia, più della Chiesa che di Gesù Cristo, più del Papa che della Parola di Dio”.

Una Chiesa dalle porte aperte
La seconda via è quella di una Chiesa aperta e accogliente. “La Chiesa – afferma – è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre (…) Nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi”. Così “l’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. Ma la Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa”. Il Papa prevede già le conseguenze di questa impostazione: “Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comodità di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci e preoccupare la nostra coscienza è che tanti nostri fratelli vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo”.

Il Rosario per proteggere la Chiesa dalle divisioni
Uno dei momenti forti di questo 2018 è stato l’appello del Papa a pregare il Rosario ogni giorno, uniti come popolo di Dio nel chiedere alla Madonna e a San Michele Arcangelo di proteggere la Chiesa dal diavolo, “che sempre mira a dividerci da Dio e tra di noi”. In questi tempi - afferma Francesco - “sembra che il Grande Accusatore si sia sciolto e ce l’abbia con i vescovi” per seminare zizzania, scandalo e dubbi tra i fedeli. Il Papa guarda con afflizione quanti “tradiscono” la loro consacrazione a Dio e alla Chiesa e “si nascondono dietro buone intenzioni per pugnalare i loro fratelli”, trovando “sempre giustificazioni, perfino logiche e spirituali, per continuare a percorrere indisturbati la strada della perdizione”. “La Chiesa non va sporcata” - ha detto il Papa al termine del Sinodo sui giovani - i suoi figli sono sporchi, “tutti, ma la Madre no. E per questo è il momento di difendere la Madre; e la Madre la si difende dal Grande Accusatore con la preghiera e la penitenza”.


Dio non cessa di parlare
In questo contesto ricordiamo la modifica del Catechismo, approvata dal Papa, sulla pena di morte: “La Chiesa insegna, alla luce del Vangelo - si legge nel nuovo testo - che «la pena di morte è inammissibile perché attenta all’inviolabilità e dignità della persona», e si impegna con determinazione per la sua abolizione in tutto il mondo". Uno sviluppo della dottrina cattolica su questo tema, che solo in linea di principio ammetteva ancora la pena capitale. Uno sviluppo che conferma come la Tradizione – afferma Francesco - sia “una realtà viva e solo una visione parziale può pensare al ‘deposito della fede’ come qualcosa di statico (…) Non si può conservare la dottrina senza farla progredire né la si può legare a una lettura rigida e immutabile, senza umiliare l’azione dello Spirito Santo”. Basta leggere gli sviluppi dottrinali in 2000 anni di storia cristiana per rendersi conto che Dio non smette di parlare e di farci capire sempre meglio le verità del Vangelo. Cresce l’intelligenza della fede.

La piaga degli abusi: uomini di Chiesa che spadroneggiano invece di servire
Il 2018 è stato l’anno in cui lo scandalo degli abusi compiuti da esponenti della Chiesa è scoppiato in tutta la sua virulenza. Si comprende meglio l’invocazione lanciata nella Evangelii gaudium: “Dio ci liberi da una Chiesa mondana” che sotto “apparenze di religiosità” cerca solo il potere, declinato nelle sue molteplici forme. Nella Lettera al popolo di Dio del 20 agosto, il Papa ribadisce la via della tolleranza zero, della verità, della giustizia, della prevenzione e della riparazione. La Chiesa è al fianco delle vittime (“le ferite non vanno mai prescritte”) ed è fortemente impegnata nella protezione dei minori. Francesco parla di una triplice forma di abusi: di potere, di coscienza e sessuali. Afferma che il “clericalismo” è tra le cause principali di questa piaga: è quando il sacerdozio perde la sua vocazione di servizio e si trasforma in potere, annullando la personalità dei cristiani. Parlando alla Curia, dice basta alle coperture e definisce gli abusatori lupi atroci, spesso nascosti dietro facce angeliche, lanciando loro un appello: “Convertitevi e consegnatevi alla giustizia umana e preparatevi alla giustizia divina”. Il Papa dimette dallo stato clericale vescovi e sacerdoti e toglie il cardinalato a Theodore McCarrick, 88enne arcivescovo emerito di Washington. C’è grande attesa adesso per il vertice sugli abusi convocato dal Papa per il prossimo febbraio in Vaticano e a cui parteciperanno i presidenti di tutte le Conferenze episcopali del mondo.

Una Chiesa che cammina insieme verso la santità
Nel Sinodo dello scorso ottobre, il Papa rilancia il suo invito contenuto nella Evangelii gaudium a “camminare insieme” nella Chiesa, senza lasciare nessuno ai margini: il documento finale chiede un nuovo protagonismo dei giovani, delle donne e dei laici. C’è ancora tanta strada da fare. Camminare tutti insieme, soprattutto verso la santità: con l’Esortazione apostolica “Gaudete et exsultate”, pubblicata in aprile, Francesco addita ad esempio “i santi della porta accanto”, i tanti testimoni della fede che danno la vita nel silenzio di tutti i giorni. E con la canonizzazione di Paolo VI e Romero indica che la santità si manifesta in tanti modi differenti, ma mette insieme istituzione e profezia.

I viaggi internazionali, l’abbraccio alle persone e ai popoli
Una Chiesa sempre più missionaria e vicina alla gente, chiede l’Evangelii gaudium. Il 2018 ha portato Francesco in Cile, dove ha incontrato alcune vittime di abusi: confesserà più tardi in una lettera di essere incorso “in gravi sbagli di valutazione e di percezione della situazione, specialmente per mancanza di informazione veritiera ed equilibrata” e ha chiesto perdono. In Perù ha abbracciato i popoli dell’Amazzonia e nel pellegrinaggio ecumenico a Ginevra ha lanciato un appello a tutte le confessioni cristiane a testimoniare insieme Cristo, al di là delle differenze, nella logica del servizio. A Dublino ha vissuto il caloroso abbraccio con le famiglie e nei tre Paesi baltici ha ricordato la persecuzione nazista e comunista e la fedeltà di tanti martiri cristiani.

I viaggi italiani, tra Padre Pio, don Tonino Bello e don Puglisi
In Italia, Francesco si è recato a Pietrelcina e San Giovanni Rotondo: Padre Pio – ha detto – è un santo che amava Gesù e amava “incondizionatamente” la Chiesa “con tutti i suoi problemi, con tutti i suoi guai”, dando una grande testimonianza di fedeltà e comunione. Ad Alessano e Molfetta, ha ricordato l’esortazione di don Tonino Bello a una vita scomoda, “perché chi segue Gesù ama i poveri e gli umili”. Sono seguiti i viaggi a Nomadelfia (Comunità fondata da don Zeno Saltini) e Loppiano (Focolari) e poi a Bari per l’incontro con i capi delle comunità cristiane del Medio Oriente, dove il Papa ha denunciato violenze, distruzioni, fondamentalismi e migrazioni forzate “nel silenzio di tanti e con la complicità di molti”: a rischio è l’esistenza stessa dei cristiani nella regione. Ultimo viaggio italiano dell’anno, a Piazza Armerina e Palermo, nel 25° anniversario della morte del Beato Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia che ha continuato a seminare il bene in mezzo alla prepotenza del male.

Diritti umani calpestati e cristiani perseguitati: difendere la vita
Nel 70.mo anniversario della Dichiarazione universale dei Diritti dell’uomo, il Papa, nel discorso al Corpo diplomatico, ha affermato che molti diritti fondamentali sono ancora oggi violati: “Primo fra tutti quello alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana”. Pensa ai “bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere”, “agli anziani, anch’essi tante volte scartati, soprattutto se malati”, “alle donne, che spesso subiscono violenze”, alle vittime della tratta, spesso in fuga da povertà e guerre. Il Papa denuncia anche la nascita di nuovi e controversi diritti che, con una nuova forma di colonizzazione ideologica, i Paesi ricchi vogliono imporre a quelli più poveri. Il pensiero va alle parole dell’Evangelii gaudium, laddove Francesco chiede di cambiare l’attuale sistema economico, perché “questa economia uccide”, crea affamati e scarti umani, facendo prevalere “la legge del più forte, dove il potente mangia il più debole”. Francesco sottolinea che in molti Paesi è calpestata la libertà di religione e di coscienza: afferma più volte che i cristiani sono più perseguitati oggi che nei primi secoli.

Accordo con la Cina: guardare la storia con gli occhi della fede
Il 22 settembre scorso è stato firmato a Pechino l’Accordo Provvisorio tra Santa Sede e Cina sulla nomina dei Vescovi (l’ultima parola spetta al Papa) con l’auspicio che contribuisca positivamente alla vita della Chiesa in Cina, al bene dei cinesi e alla pace nel mondo. L’obiettivo dell’Accordo è pastorale, non politico. In un Messaggio, Papa Francesco spiega le ragioni che hanno portato a firmare l’intesa: promuovere l’annuncio del Vangelo e raggiungere l’unità della comunità cattolica cinese. Chiede fiducia in questo passo: perché la fede cambia la storia.

Le riforme: per una Chiesa profondamente missionaria
Sono proseguite quest’anno le riforme strutturali avviate da Francesco in chiave missionaria, come auspicato dalla Evangelii gaudium. Il Consiglio dei Cardinali ha consegnato al Papa una proposta della Costituzione Apostolica (dal titolo Praedicate evangelium) sulla riforma della Curia Romana perché risponda di più alle esigenze di una Chiesa in uscita. Con la Costituzione apostolica Episcopalis communio, Francesco trasforma il Sinodo dei Vescovi da “evento a processo”, con il coinvolgimento di tutti i battezzati: si «inizia ascoltando il Popolo di Dio», si «prosegue ascoltando i pastori», per culminare nell'ascolto del Vescovo di Roma, chiamato a pronunciarsi come «Pastore e Dottore di tutti i cristiani». Con il Motu proprio “Imparare a congedarsi”, modifica alcuni aspetti della rinuncia dei titolari di alcuni uffici di nomina pontificia, sottolineando l’importanza di prepararsi alla rinuncia “spogliandosi dei desideri di potere e della pretesa di essere indispensabile”. Il Papa ha quindi approvato la Nuova Legge sul Governo dello Stato della Città del Vaticano, in vigore dal prossimo giugno, sulla base di tre principi (razionalizzazione, economicità e semplificazione) e quattro criteri (funzionalità, trasparenza, coerenza normativa e flessibilità organizzativa). Prosegue anche l’impegno della Santa Sede per migliorare la trasparenza finanziaria, confermato dal sì dell’Europa all’ingresso del Vaticano nel circuito bancario Sepa (Area Unica dei Pagamenti in Euro).

E’ il tempo della misericordia
Cinque anni fa, Francesco concludeva la sua prima Esortazione apostolica con un incoraggiamento agli “evangelizzatori con Spirito”, credenti che vivono la missione come “una passione per Gesù” e “una passione per il suo popolo”, vicini in particolare ai più sofferenti, portatori della gioia del Vangelo che non s’impone ma attrae, con un linguaggio positivo, dialogante, che accoglie e non condanna, pieno di speranza, attenti a “togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro”. Nell’udienza generale del 21 novembre scorso, il Papa affermava: “«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli» (Mt 5,3). Sì, beati quelli che smettono di illudersi credendo di potersi salvare dalla propria debolezza senza la misericordia di Dio, che sola può guarire. Solo la misericordia di Dio guarisce il cuore. Beati coloro che riconoscono i propri desideri malvagi e con un cuore pentito e umiliato non stanno davanti a Dio e agli altri uomini come dei giusti, ma come dei peccatori (…) Questi sono coloro che sanno avere compassione, che sanno avere misericordia degli altri, perché la sperimentano in sé stessi”.
Sergio Centofanti 

fonte:www.vaticannews.va





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