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Ruolo della donna nella Chiesa: madre e sposa

08/03/2019

Nel giorno in cui si celebra la festa della donna, tre donne che ricoprono importanti ruoli in Vaticano hanno offerto preziosi spunti di riflessione durante un incontro tenutosi nella sede della Pontificia Università della Santa Croce. Nataša Govekar, direttore della Direzione teologico-pastorale del dicastero per la Comunicazione, ha articolato il proprio intervento soffermandosi su alcune immagini che decorano la cappella Redemptoris Mater nel Palazzo apostolico.

Tenerezza delle donne
Una immagine, in particolare, mostra una donna che unge i piedi di Gesù. Il suo volto non è visibile ma il baricentro della scena, ha ricordato Nataša Govekar, è orientato verso questa donna che introduce nella scena profumo e tenerezza. Da un punto di vista umano, si porta a pensare che sia umiliata, che sia una presenza marginale. Ma la prospettiva del Signore è un’altra e Gesù stesso lo spiega nel brano evangelico di Marco: “In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto”.

Amore relazionale
In un’altra immagine sono raffigurati Gioacchino e Anna. La prospettiva presentata in questa scena è quella dell’amore sponsale. La donna, ha sottolineato Nataša Govekar, incarna l’amore relazionale: è proprio la relazione con la donna che aiuta l’uomo a non confondersi, a non sentirsi un piccolo creatore.

Vedere il bene nel male
Un’altra immagine raffigura Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein) accanto al roveto ardente. Ricordando la vita di questa donna, deportata e morta nel campo di concentramento di Auschwitz, Nataša Govekar ha affermato che nessuna intelligenza umana ma solo l’amore può portare a vedere il bene nel male.

Maggiore attenzione al ruolo della donna
Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani, ha ricordato la propria positiva esperienza lavorativa in Vaticano. Queste le sue parole a Vatican News: “Mi ritengo una donna fortunata, privilegiata; sono stata sempre valorizzata e aiutata nel mio percorso, personale e professionale e familiare. La mia è un’esperienza più che positiva: non c’è mai stata conflittualità. Si parlava di misoginia, perché era un ambiente prettamente maschile e quindi non c’era l’attitudine a relazionarsi professionalmente con le donne”.
Amedeo Lomonaco
fonte: www.vaticannews.va



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