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Il dolore del Papa per l'assalto ad una chiesa in Burkina Faso

13/05/2019

In un tweet il dolore di Papa Francesco per l’attacco dei jihadisti che hanno scelto di nuovo la domenica per seminare terrore e massacrare i fedeli durante la Messa. Nel nord del Burkina Faso, un gruppo di terroristi ha massacrato un sacerdote e cinque fedeli nel corso della celebrazione del mattino nella chiesa cattolica di Dablo e poi ha dato fuoco all'edificio. La testimonianza del vescovo Théophile Nare

Il direttore ad interim della Sala Stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti, ha reso noto un tweet nel quale “Il Santo Padre ha appreso con dolore la notizia dell’attacco alla chiesa a Dablo, in Burkina Faso. Prega per le vittime, per i loro familiari e per tutta la comunità cristiana del Paese”.

L’agghiacciante racconto del vescovo
Erano le 9 ieri mattina nella chiesa della parrocchia cattolica del Beato Isidore Bakania a Dablo, villaggio a 90 chilometroi da Kaya, nel nord del Paese, nella provincia di Sanmatenga, e la Messa era appena iniziata, quando un commando di 20 jihadisti, arrivato a bordo di moto, ha circondato la chiesa. Questa l’agghiacciante dinamica dell’attacco terroristico raccontata da  mons. Théophile Nare, vescovo di Kaya, al microfono di Olivier Bonnell
R. – E’ la desolazione. Per la diocesi è una grande prova. La situazione riguardo alla sicurezza è veramente precaria nella nostra regione, ma finora non avevamo registrato un attacco di tale violenza contro una comunità cristiana: è la prima volta. Sono arrivati in moto, hanno circondato la chiesa, hanno incominciato a inseguire le persone, c’è stato grande panico: quelli che potevano, sono scappati, mentre le persone anziane, che non sono riuscite a fuggire sono dovute rimanere là e i terroristi hanno intimato loro di non muoversi, anche alle donne. Il parroco, don Siméon, che era stato allertato, ha cercato di fuggire da una delle porte della sacrestia, ma l’hanno visto da lontano e gli hanno sparato e lo hanno ucciso. Poi sono tornati nella chiesa, hanno perquisito le persone, hanno requisito tutti i telefoni cellulari e siccome avevano intimato a un certo numero di persone di rimanere sdraiate in terra, hanno sparato a cinque di loro uccidendole. Hanno quindi dato fuoco alla chiesa e poi sono andati all’infermeria del villaggio, dove hanno dato fuoco ad alcune strutture e prima di andarsene hanno preso anche le motociclette dei fedeli che erano andati a Messa e sono fuggiti con quelle.

Si è fatto un’idea dell’identità degli aggressori? Si sa che ci sono gruppi terroristi che ormai da mesi stanno guadagnando terreno, in Burkina Faso, in particolare nella sua regione …
R. – Io personalmente non saprei; ho cercato di capire interrogando le persone che erano presenti, in particolare al capo del villaggio, che mi ha risposto che gli avevano fatto delle domande in lingua more, una delle lingue parlate nel Paese, la lingua dell’etnia maggioritaria; ma quando parlavano tra di loro, parlavano in fulfulde.

Qualche ora solo dopo questi tragici fatti, qual è lo stato d’animo? Vi sentiti sicuri? Il vescovado e le chiese, sono sicuri?
R. – Noi siamo molto esposti; sappiamo che le forze dell’ordine vegliano su di noi, ma il cuore in subbuglio nella consapevolezza che uno dei preti della mia diocesi, che era qui da cinque anni, sia stato ucciso in questo modo. Anche i fedeli sono sconvolti; tra di loro ci sono dei giovani … veramente, è desolante. Siamo veramente molto afflitti.

Lei è stato ordinato vescovo di Kaya da poco, appena due mesi fa. Avrebbe mai pensato che la sua missione pastorale potesse essere così difficile?
R. – Sicuramente, no. Sapevo che la regione vive un periodo turbolento, che c’è un grande problema di sicurezza, ma questo veramente non me l’aspettavo. Io, come molti cristiani e come tutti i presbiteri, sono sconvolto. Ci facciamo molte domande, perché finora non era successo nulla di simile. Il fatto che adesso se la prendano con le comunità cristiane, non so cosa possa significare. Siamo molto preoccupati … posso solo dire che questo non me l’aspettavo.
Si tengono oggi i funerali dei 5 fedeli e del parroco con Siméon Yampa che il vescovo ha definito “una persona umile, obbediente e pieno d’amore, che amava i suoi parrocchiani, fino al sacrificio finale”.

Il 28 aprile scorso era stata attaccata una chiesa protestante
L'attentato arriva due giorni dopo la liberazione da parte delle forze speciali francesi, sempre nel nord del Burkina Faso, di quattro ostaggi rapiti il primo maggio in Benin. Un blitz nel corso del quale due ufficiali francesi sono rimasti uccisi. Nel Paese africano sono sempre più frequenti gli attacchi contro le comunità cristiane. Il 28 aprile - ricorda l'Agenzia Fides -, alla fine della celebrazione a Silgadji, nella provincia di Soum, un pastore protestante era stato assassinato insieme a cinque fedeli. A metà febbraio, un sacerdote spagnolo e quattro doganieri erano stati uccisi in un attacco jihadista nella parte orientale del Burkina Faso, mentre non si hanno notizie di don Joel Yougbaré, parroco di Djibo, il sacerdote del Burkina Faso scomparso nel nord del Paese domenica 17 marzo.

Gli attentati dei jihadisti nella regione del Sahel hanno provocato 350 morti
Dal 2014, la Francia ha schierato 4.500 militari nella zona del Sahel, nel quadro dell'operazione anti-jihadista Barkhane - in collaborazione con i Paesi del G5 Sahel (Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger) - ma senza venire a capo dell'attività di organizzazioni come Ansaroul islam, lo Stato islamico del grande Sahara, o il Gruppo di sostegno all'islam e ai musulmani che dal 2015, nel solo Burkina Faso, hanno provocato almeno 350 morti.

fonte: www.vaticannews.va




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