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Oggi la 53ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. «“Siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana”».

02/06/2019

Per la 53ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali il Santo Padre ha  proposto il tema: «“Siamo membra gli uni degli altri” (Ef. 4,25). Dalle social network communities alla comunità umana”».  Subito si capisce come Papa  Francesco vuole rilanciare il ruolo della comunità, in cui si vivono relazioni, esperienze e progettualità, tenendo presente il mondo parallelo del mondo virtuale della rete, dove solamente se si è connessi si può comunicare. 
Il Santo Padre riconosce nella rete “una risorsa del nostro tempo”, come “fonte di conoscenze e di relazioni un tempo impensabili”, senza tralasciare i “rischi che minacciano la ricerca e la condivisione di una informazione autentica su scala globale”. 
 “Se internet - scrive il Papa - rappresenta una possibilità straordinaria di accesso al sapere, è vero anche che si è rivelato come uno dei luoghi più esposti alla disinformazione e alla distorsione consapevole e mirata dei fatti e delle relazioni interpersonali, che spesso assumono la forma del discredito”.
Allora l’invito del Santo Padre a saper “riconoscere che le reti sociali, se per un verso servono a collegarci di più, a farci ritrovare e aiutare gli uni gli altri, per l’altro si prestano anche ad un uso manipolatorio dei dati personali, finalizzato a ottenere vantaggi sul piano politico o economico, senza il dovuto rispetto della persona e dei suoi diritti”. 
Nel messaggio si evidenzia come i social network non sono “automaticamente sinonimo di comunità” ma “spesso rimangono solo aggregati di individui che si riconoscono intorno a interessi o argomenti caratterizzati da legami deboli”. “Nel social web troppe volte l’identità si fonda sulla contrapposizione nei confronti dell’altro, dell’estraneo al gruppo: ci si definisce a partire da ciò che divide piuttosto che da ciò che unisce, dando spazio al sospetto e allo sfogo di ogni tipo di pregiudizio (etnico, sessuale, religioso, e altri)”.
Il  Papa ricorda “come l’essere membra gli uni degli altri è la motivazione profonda, con la quale San Paolo esorta a deporre la menzogna e a dire la verità: l’obbligo a custodire la verità nasce dall’esigenza di non smentire la reciproca relazione di comunione”. “L’immagine del corpo e delle membra – scrive il Papa - ci ricorda che l’uso del social web è complementare all’incontro in carne e ossa, che vive attraverso il corpo, il cuore, gli occhi, lo sguardo, il respiro dell’altro. Se la rete è usata come prolungamento o come attesa di tale incontro, allora non tradisce se stessa e rimane una risorsa per la comunione”. “Una rete non fatta per intrappolare, ma per liberare, per custodire una comunione di persone libere. La Chiesa stessa – così conclude il Santo Padre - è una rete tessuta dalla comunione eucaristica, dove l’unione non si fonda sui “like”, ma sulla verità, sull’“amen”, con cui ognuno aderisce al Corpo di Cristo, accogliendo gli altri”.
Un messaggio, quello del Sant Padre, che ci ricorda come la sfida che abbiamo dinanzi è una comunicazione della fede e la tecnologia di oggi, se usata con responsabilità,  può offrire alla Chiesa una possibilità in più per trasmettere il Vangelo.  



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