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Il Papa a Camerino ripropone l'emergenza nelle zone terremotate

14/06/2019

Il Papa nella visita di domenica a Camerino incontrerà anche i sindaci della zona. La ricostruzione nei fatti sta procedendo molto lentamente e tutt’ora gran parte del centro storico della città è zona rossa. Su come la città attende l’arrivo di Francesco, Alessandro Guarasci ha sentito il sindaco Sandro Sborgia.

R. – Già soltanto la sua presenza ci fa gioire e ci ridà la speranza che chiunque ha responsabilità di governo rimetta al centro della sua attenzione tutte le zone colpite dal terremoto del 2016. Aggiungo un ringraziamento a mons. Massara, che ha reso possibile questa festa, e auguriamo al Papa di trascorrere una meravigliosa giornata a Camerino.

Come sta procedendo la ricostruzione e, soprattutto, è iniziata davvero?

R. – Purtroppo, no. La ricostruzione sta procedendo molto lentamente. Camerino sconta purtroppo un ritardo a cui questa nuova amministrazione dovrà far fronte. Stiamo lavorando per cercare di capire bene qual è la distribuzione del danno all’interno del tessuto della città, in modo tale da poter avviare le prime iniziative per poter dare il via a un inizio di ricostruzione.

Qual è la vita sociale nella Camerino colpita dal terremoto? Come sono cambiati i rapporti umani, se sono cambiati?

R. – Il sisma ha certamente sconvolto la vita di tutto il territorio, non solo di Camerino ma di tutti i territori colpiti. Però è vero anche che nei momenti di crisi come quello che abbiamo vissuto si ritrova poi la necessità che la comunità si stringa intorno a se stessa. Si fa chiaramente fatica ad abituarsi a questa nuova realtà però non deve mai venire meno la speranza. Quindi non dobbiamo lasciare il posto alla rassegnazione, ma dobbiamo sperare di poter rientrare tra non molto a godere della nostra città e a riavere le nostre abitazioni.

Uno dei momenti importanti della visita del Papa a Camerino sarà la sua visita nelle soluzioni abitative: quante persone vi abitano e soprattutto quanto riuscite a integrare queste personenella vita del Paese?

R. – Nel territorio abbiamo 311 soluzioni abitative per un totale di 634 persone che vi abitano. E’ chiaro che sono soluzioni abitative di emergenza ed è lì che l’amministrazione comunale rivolge lo sguardo per cercare di far sì che non vengano meno i servizi, che gli anziani non vengano lasciati soli, che sia loro rivolta quell’attenzione necessaria perché non si sentano mai abbandonati. La cosa più pericolosa è la solitudine.

Alessandro Guarasci

fonte: www.vaticannews.va




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