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Riflessione del Vescovo Mons. Antonio Staglianò. "L’ombra e il viandante"

30/07/2019

Ombra - dico e affermo - nulla assenza di presenza presenza nell'assenza Ombra del rinvio continuo permanente  differire è vivere non morire. 

Commuove l'idea per tanta tenerezza quel remo d'oro è concesso al pescatore al tramonto con gentil brezza.

L'ombra domanda - non è forma d'amore- mentre il genio annusa un'altro Sole per il viandante e tanti  antichi nuovi canti. 



Miope per eccesso
Il viandante a mezzogiorno sentì un fremito brulicare nel cuore. A tratti soffocante come il sentimento d’aver perduto qualcosa d’importante: cammino sulla via della luce, tenendo fermo lo sguardo sulla verità, pensò per un istante. Alzando lo sguardo, fu la luce del sole a mostragli la perdita, il vuoto, l’assenza. L’ombra del viandante era fuggita. Un lungo sospiro e poi l’intuizione- troppa luce acceca- si interrogò sussultando: la mia compagna, l’ombra, dov’è? Invocò allora il dio affinché il sole non si fermasse a mezzogiorno.
(Lo pseudo Nietzsche)

Quando il viandante poté guardare il sole senza accecarsi, l'ombra stava dietro di lui, quasi a proteggergli le spalle. Il viandante allora confidò: "forse non sai che anch'io - in un tempo non troppo remoto- fui solo ombra di altro; la verità della mia realtà era invisibile agli occhi sensibili, e non camminava fedele a questa terra, ma in ben più nobile pianura". L'ombra titubante accennò a una domanda: "dunque non eri tu, ma solo ombra, assenza, rinvio come sono io; assomigliavi a me?" Sic et non, rispose il viandante, ostentando una certa sicurezza: "tu sei la mia ombra, l'ombra del corpo che sono io e mi vedi, mi guardi le spalle ora, sei ombra di qualcuno; io sono stato ombra di una realtà invisibile, cui ho sempre anelato, irresistibilmente attratto dall'essere la mia verità benché stesse fuori di me, in alto, nel cielo, così di là - su un piano trascendente- che comincia col tempo, a poco a poco a voler sapere che non esisteva; ero ombra di nulla, e poiché non volli essere un ombra da nulla, rifiutai semplicemente d'essere ombra, autorealizzando il potere della mia volontà; ora sono potenza di vita, volontà di potenza, voglio vivere io, oltre ogni gabbia, in uno spirito di libertà". L'ombra non capì perché al viandante cadde una lacrima tanto grande da lavare tutto il suo viso, mentre il suo volto si riempì di amarezza. Una coscienza infelice martellava dentro di sé, creandogli una profonda irrequietezza. Ora che l'invisibile non esisteva e il dio era morto, non era più ombra. E cosa era? Un viandante destinato alla morte senza speranza, che già annusava il puzzo maleodorante della futura decomposizione della vita. Ora lo vedeva l'oltre uomo immaginato dopo il tramonto, ma non era quello che avrebbe dovuto sorgere "dopo" il tramonto degli ultimi uomini e disperó di quell'annuncio. (Lo pseudo Nietzsche 6)

Piangeva il viandante perché gli ultimi uomini ancora adoravano gli idoli, risorti proprio dall’annuncio della morte del dio. Presenti dappertutto , nel linguaggio, in ogni parola accanto ad altri segni e nella struttura stessa del discorso. Del resto gli umani non potevano non parlare, ma una nuova ebrezza di vita ormai li irretiva, come dentro-la-rete costringente. Non c’erano sbarre, la prigione si. Il controllo del nulla sugli esseri umani divenne totale, totalitario a contraddire la libertà senza spirito che si stava creando: nuove grandi città future, con soli e lune artificiali, nuvole capaci di provvedere la pioggia nelle zone deserte, cliniche di bellezza predisposte alla mutazione genetica. Era questa la condizione dell’oltre-uomo? Anche il viandante percepiva vicino il suo stesso tramonto, prima ancora di assistere all’accadimento prefigurato e diede alla fine l’ultimo comando: “cantate, cantate un canto nuovo che nell’infinito universo si ascolti e qualcuno verrà”. È questa la speranza che resta, fece eco la sua ombra: che qualcuno si innamori della bellezza di quel canto; si, la musica farà brillare nuove stelle. (Lo pseudo Nietzsche 7)



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