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Continua la riflessione del Vescovo Mons. Antonio Staglianò. "L’ombra e il viandante"

04/08/2019

Con quale lingua si potrà nel futuro dire agli umani che tutte le loro prometeiche conquiste e le proiezioni delle loro utopie di condizioni estreme di benessere, sono in verità cose da nulla, “cose del nulla”. Quale parola umana chiarirà- se accolta è compresa- che il nulla spia gli umani attraverso la fessura di quelle cose e li manipola, li “elabora”, li eccita, avviandoli al proprio auto annientamento? Quale discorso potrà essere all’altezza di questo necessario smascheramento, ora che gli umani sono “paghi e felici di sè” e procedono orgogliosamente verso babelici traguardi?

Il viandante si scoprì dubitante che risposte si possano trovare in nuovi ragionamenti a venire. E l’ombra penetrò silenziosa nella sua coscienza suggerendo una via previa ad ogni ragione: il cuore, gli affetti, la passione, per dare slancio a una nuova ala a sostenere quel volo, l’immaginazione ... di un poema, di un verso nuovo, di nuovi miti ( Lo pseudo Nietzsche 8)

È il viandante ora cammina e pensa a canti nuovi. L’ombra lo accompagna silenziosa. Da questo silenzio sgorgano nuove parole:

“Il passato non esiste... essendo ricordo del presente... o presente che ricorda.. il passato non è mai esistito... ciò che ci viene raccontato appunto non fu mai... perché raccontato “oggi” a partire da noi... solo il poema (cantato) può rendere ragione alla possibilità che qualcuno raggiunga un evento... il quale in quanto accaduto fu solo presente e può essere un passato solo se diventa presente (attraverso la gratitudine e il pentimento)... gratitudine e pentimento sono le strutture di canti che possano rendere “nostro” un passato che, diversamente, non avrà nessuna esistenza...”

Chi coglierà questo messaggio? È perché è accaduto adesso nella mia mente? Sono io a parlare o un’altro parla in me? Sono io l’autore di ciò che la mente pensa e la bocca dice e la mano scrive?

Il viandante si mise a cercare l’autore. (Lo pseudo Nietzsche 9)

L’ombra lo segui lo stesso, quando il viandante virò velocemente all’istante, come avesse scoperto qualcosa d’importante per la vita di tutti. Se in gioco c’era la totalità dell’esistente e un nuovo canto dopo il tramonto dell’antiquato, il percorso doveva di necessità essere diverso: un richiamo altro, la melodia di un suono al contrario. una sorta di “canone inverso”. Decise il viandante di avviarsi verso la Terra dell’origine, là dove voleva trovare l’ultima risposta alla domanda ultima. “Perché tornare indietro, dopo aver fatto un così lungo cammino”, osservò l’ombra intrigante. Il viandante non si scompose e parlò con la coscienza di dire ciò permane indicibile anche quando viene detto: “l’origine è tutto; sta dietro tutto in tutto, Terra che sta sempre davanti a ogni sentiero” (Lo pseudo Nietzsche 10)

+ Antonio Staglianò 



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