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Il Papa scrive ai genovesi un anno dopo il crollo del Ponte Morandi

13/08/2019

Una ferita inferta al cuore di Genova, “una tragedia per chi ha perso i propri congiunti”, “un evento comunque sconvolgente per chi è stato costretto a lasciare le proprie case vivendo da sfollato”. In una lettera al quotidiano “Il Secolo XIX”, Francesco ricorda i drammatici istanti vissuti da “famiglie che partivano o tornavano dalle vacanze, uomini e donne che stavano viaggiando per lavoro”. Il Papa non dimentica quel tragico squarcio e assicura la propria preghiera:
Voglio dirvi che non vi ho dimenticato, che ho pregato e prego per le vittime, per i loro familiari, per i feriti, per gli sfollati, per voi tutti, per Genova. Di fronte a eventi di questo genere, il dolore per le perdite subite è lancinante e non facile da lenire, come pure è comprensibile il sentimento di non rassegnazione di fronte a un disastro che poteva essere evitato.

Si deve soprattutto pregare
Francesco scrive che non ha “risposte preconfezionate” perché di fronte a certe situazioni “le parole umane risultano inadeguate”. 
Non ho risposte, perché dopo queste tragedie c’è da piangere, rimanere in silenzio, interrogarci sulla ragione della fragilità di ciò che costruiamo, e c’è soprattutto da pregare.

Non si cancelli la memoria
Il Papa ha poi un messaggio che sgorga dal suo “cuore di padre e di fratello”: “Non lasciate che le vicende della vita spezzino i legami che tessono la vostra comunità, cancellino la memoria di ciò che ha reso così importante e significativa la sua storia. Io sempre quando penso a Genova penso al porto. Penso al luogo da dove partì mio padre. Penso alla quotidiana fatica, alla caparbia volontà e alle speranze dei genovesi”.

Dio non ci lascia soli
Dal Pontefice, anche l’esortazione a volgere lo sguardo verso Gesù, che “è passato prima di noi attraverso la sofferenza e la morte”. “È stato disprezzato, umiliato, percosso, inchiodato sulla croce e barbaramente ucciso”.. La risposta di Dio al nostro dolore, osserva il Santo Padre, "è stata una vicinanza, una presenza che ci accompagna, che non ci lascia soli”. “Sappiate - aggiunge il Papa - che Dio nostro Padre ha risposto al nostro grido e alla nostra domanda non con parole, ma con una presenza che ci accompagna, quella di Suo Figlio”. “Guardiamo a Lui, affidiamo a Lui le nostre domande, il nostro dolore, la nostra rabbia”.
Siamo uomini e donne pieni di difetti e debolezze, ma abbiamo un Padre Misericordioso a cui rivolgerci, un Figlio Crocifisso e risorto che cammina con noi, lo Spirito Santo che ci assiste e ci accompagna. Abbiamo una Madre in Cielo che continua a stendere il suo manto su di noi senza mai abbandonarci.

Non perdere la speranza
Nella lettera, Papa Francesco sottolinea anche che i genovesi sono “capaci di grandi gesti di solidarietà”, non si arrendono e sanno “stare al fianco di chi ha più bisogno”.
Vorrei dirvi anche che non siete soli perché la comunità cristiana, la Chiesa di Genova, è con voi e condivide le vostre sofferenze e le vostre difficoltà. Quanto più siamo coscienti della nostra debolezza, della precarietà della nostra condizione umana, tanto più riscopriamo la bellezza delle 
relazioni umane, dei legami che ci uniscono, come famiglie, comunità, società civile.
“Dopo una grande tragedia che ha ferito le vostre famiglie e la vostra città - conclude Francesco - avete saputo reagire, rialzarvi, guardare avanti. Non perdete la speranza, non lasciatevela rubare. Continuate a stare al fianco di coloro che sono stati più colpiti”.

Amedeo Lomonaco 

fonte: www.vaticannews.va




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