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Il Presepio segno di speranza

16/12/2019

Un semplice e povero segno, ma nello stesso tempo un “admirabilesignum”, cioè mirabile, ammirevole, meraviglioso, sorprendente, incredibile, paradossale,  secondo i diversi significati etimologici dell’aggettivo latino. Ed è proprio così, il vecchio caro presepe, che abbiamo imparato ad ammirare fin da piccoli e che ci siamo cimentati forse a fare già con l’aiuto dei nostri genitori, dei fratelli o degli amici più grandi, è l’oggetto dell’ultima Lettera apostolica di Papa Francesco. E’ un grande dono questo bellissimo documento per tutti noi, piccoli e grandi, che è stato firmato significativamente proprio a Greccio il 1° dicembre scorso, dove S. Francesco nel Natale 1223 ha voluto allestire una sorta di presepe vivente, per rappresentare il Bambino nato a Betlemme e “per poter in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come giaceva sul fieno  tra il bue e l’asinello”, come dicono le Fonti Francescane. Penso che questa lettera dovremmo leggerla, meditarla ed assimilarla, perché ci fa andare all’essenza del Cristianesimo e della stessa vita cristiana, per metterci cosi “spiritualmente in cammino, attratti dell’umiltà di Colui che si è fatto uomo per incontrare ogni uomo” (n. 1), come scrive Papa Francesco, il quale propone di allestirlo in tutti i luoghi della vita quotidiana : nei posti di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazze… E in questa lettera il Papa fa una bella catechesi, quasi prendendoci per mano, per comprendere il significato semplice ma profondo del presepe, che richiama già nella sua etimologia la mangiatoia, dove fu posto il piccolo Gesù, il Figlio di Dio fattosi uomo per noi e per la nostra salvezza. Ma nello stesso tempo egli presenta e spiega i vari segni e personaggi del presepe, accompagnandoci a comprenderli e leggerli nel loro senso più profondo. Non si tratta soltanto di rivivere la storia vissuta a Betlemme, ma anche di cogliere l’attualità e il messaggio di essa, “a sentirsi coinvolti nella storia della salvezza, contemporanei dell’evento che è vivo e attuale nei più diversi contesti storici e culturali” (n. 3). Inoltre, sulla scia di S. Francesco, “il presepe è un invito a ‘sentire’, a ‘toccare’ la povertà che il Figlio di Dio ha scelto per sé nella sua Incarnazione. E così, implicitamente, è un appello a seguirlo sulla via dell’umiltà, della povertà, della spoliazione, che dalla mangiatoia di Betlemme conduce alla croce” (ivi). Ritornare al presepe non è un solo invito, sia pure bello e nostalgico a riandare con la mente al mondo dei piccoli e dei bambini, ma è soprattutto riflettere sul fatto - prendendone coscienza - “del grande dono che ci è stato fatto trasmettendoci la fede; e al tempo stesso ci fanno sentire il dovere e la gioia di partecipare ai figli e ai nipoti la stessa esperienza” (n. 10). In fondo, se ci pensiamo, S. Francesco in questo è stato un grande pioniere e “con la semplicità di quel segno, realizzò una grande opera di evangelizzazione. Il suo insegnamento è penetrato nel cuore dei cristiani e permane fino ai nostri giorni come una genuina forma per riproporre la bellezza della nostra fede con semplicità” (n. 3). Il presepe contiene in sé una vera e grande pedagogia : ci educa al fine di educare gli altri al senso di Dio, della vita, della condivisione e della solidarietà tra gli uomini, a saper intravedere nelle pieghe della storia la presenza silenziosa, discreta e tenerissima di Dio, “Lui il Creatore dell’ universo, che si abbassa alla nostra piccolezza. Il dono della vita, già misterioso ogni volta per noi, ci affascina ancora di più vedendo che Colui che è nato da Maria è la fonte e il sostegno della vita” (ivi). E’, infine, il presepe un segno di speranza per l’uomo di oggi e di tutti i tempi, che è esposto alla tentazione dello scoraggiamento e dell’ angoscia, ma anche della superficialità nel non leggere “i segni dei tempi” e l’appello di Dio alla conversione e all’impegno per un mondo migliore. Anch’io nel mese di ottobre scorso ho avuto la possibilità e la gioia di vivere il tempo degli esercizi spirituali aGreccio, insieme ad un gruppo di confratelli provenienti da diverse parti d’ Italia e proprio qui è sgorgata dalla mia mente e dal mio cuore una piccola e semplice composizione poetica, che dedico ora con riconoscenza e nella preghiera per Lui, a Papa Francesco, che il prossimo 13 dicembre farà memoria del 50° anniversario della sua ordinazione presbiterale.

Sac. Giuseppe De Simone

A  GRECCIO

Dinanzi al presepio che Francesco
volle allestire a Greccio – quasi nuova Betlemme –
insegnami la vera umiltà,  o Signore.

Anch’io con gli occhi del corpo
voglio vedere il tuo mistero d’amore :
“Il Verbo s’è fatto carne ed è venuto
a piantare la sua tenda fra di noi”.

Grande festa anche oggi per me,
come a Greccio in quella notte santa,
con tutto il popolo del borgo,
per gioire nel profondo del mio cuore…

Si, o Signore, anche qui ed ora,
in questa Eucaristia, ti fai carne
ed io entro in comunione con la tua vita,
che diventa la mia vita…

O Gesù Eucaristia, ancora una volta
Tu vieni a me in questo sacramento
ed è per me Natale :
Gloria in excelsis Deo!

Don Giuseppe De Simone



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