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Papa Francesco alla Curia romana: “Il cambiamento non è indossare un nuovo vestito”

21/12/2019

“Non si tratta più soltanto di ‘usare’ strumenti di comunicazione, ma di vivere in una cultura ampiamente digitalizzata che ha impatti profondissimi sulla nozione di tempo e di spazio, sulla percezione di sé, degli altri e del mondo, sul modo di comunicare, di apprendere, di informarsi, di entrare in relazione con gli altri”. Sono le parole dedicate dal Santo Padre al Dicastero per la Comunicazione, chiamato a tener conto di “un approccio alla realtà che tende a privilegiare l’immagine rispetto all’ascolto e alla lettura”. “La nuova cultura, marcata da fattori di convergenza e multimedialità, ha bisogno di una risposta adeguata da parte della Sede Apostolica nell’ambito della comunicazione”, la proposta del Papa, secondo il quale  “oggi, rispetto ai servizi diversificati, prevale la forma multimediale, e questo segna anche il modo di concepirli, di pensarli e di attuarli. Tutto ciò implica, insieme al cambiamento culturale, una conversione istituzionale e personale per passare da un lavoro a compartimenti stagni – che nei casi migliori aveva qualche coordinamento – a un lavoro intrinsecamente connesso, in sinergia”.

“Servire i più deboli ed emarginati, in particolare i migranti forzati, che rappresentano in questo momento un grido nel deserto della nostra umanità”. È uno dei compiti principali del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale. La Chiesa è chiamata a ricordare a tutti che non si tratta solo di questioni sociali o migratorie ma di persone umane, di fratelli e sorelle che oggi sono il simbolo di tutti gli scartati della società globalizzata”, l’appello di Francesco:  “È chiamata a testimoniare che per Dio nessuno è ‘straniero’ o ‘escluso’. È chiamata a svegliare le coscienze assopite nell’indifferenza dinanzi alla realtà del Mar Mediterraneo divenuto per molti, troppi, un cimitero”.

“L’umanità è la cifra distintiva con cui leggere la riforma”, spiega Francesco, mettendo ancora una volta in guardia “dalla tentazione di assumere l’atteggiamento della rigidità”, che “nasce dalla paura del cambiamento e finisce per disseminare di paletti e di ostacoli il terreno del bene comune, facendolo diventare un campo minato di incomunicabilità e di odio”.

“La Curia romana non è un palazzo o un armadio pieno di vestiti da indossare per giustificare un cambiamento”,  ripete il Papa tornando all’incipit del suo discorso, al termine del quale cita l’ultima intervista rilasciata dal card. Martini a pochi giorni dalla sua morte: “La Chiesa è rimasta indietro di duecento anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è il fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio. Solo l’amore vince la stanchezza”. Prima di congedarsi dai presenti, il Papa ha regalato loro due libri: il primo è il suo libro-intervista per il Mese missionario straordinario, “Senza di Lui non potete far nulla”, e il secondo è un volume di padre Luigi Maria Epicopo: “Qualcuno a cui guardare”.


M.Michela Nicolais

fonte: www.agensir.it




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