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Il Vescovo Mons. Antonio Stagliano: “Cantate al Signore canti nuovi”

14/03/2020

Lettera pop-teologica per un Salterio cristiano

Carissimi fedeli dell’amata Diocesi di Noto,domani celebrerò l’Eucarestia in streaming alle ore 11,00 dalla cappella privata dell’Episcopio e così avrò l’opportunità di pregare con voi e per voi, donandovi il mio messaggio di vicinanza al dolore di tutti, in questa emergenza pandemica del Coronavirus. Oggi, però, voglio brevemente ritornare su una “intrapresa spirituale” di alto profilo mistico e comunitario, che ho rivolto ai presbiteri anzitutto, perché ne diventassero animatori, in quanto guide e pastori delle comunità parrocchiali.
Trascrivo il passaggio della Lettera ai presbiteri che, forse, avrete già letto:

«Quanto invece alla nostra Diocesi, ho una proposta da farvi, immaginando come sarebbe bello che ognuno di noi (incoraggiando anche ciascun fedele della propria parrocchia) – nel sostare prolungatamente in preghiera davanti a Gesù eucarestia riuscisse a tracciare, scrivendo, nuovi canti e inni spirituali con i quali chiedere a Dio che venga in nostro aiuto, che ci soccorra in questa calamità. Scrivere significa anche “comunicare e condividere” perché, con la preghiera di alcuni, tutti possano pregare all’unisono, empaticamente sentendo gli uni i sentimenti degli altri e tutti sentendo “i sentimenti di Cristo”. Potremmo elaborare – facendolo nascere dalla carne umana sofferente per questi tempi tristi di pandemia- una sorta di Salterio cristiano che corrisponda più direttamente alla novità del volto di Dio annunciato da Gesù, che lo Spirito del risorto testimonia nei veri credenti».

Non mi dilungo a giustificare la motivazione cristiana (perciò teologica) di questa possibilità che è anche una necessità per la maturità della nostra fede. Una traccia con qualche osservazione va però fissata. Magari potremo approfondirla avanzando: “camminando s’apre il cammino” (Arturo Paoli).

Ora si consideri soltanto:
1. i Salmi di Israele sono parte integrante della preghiera cristiana; la loro bellezza poetica, ritmica e melodica affascinano e aprono lo spirito alla contemplazione del volto di Dio, che ogni uomo cerca nelle tempeste del dolore e della morte, nelle ansie per la vita e la sua dolcezza, in cerca della felicità. L’uomo che si interroga davanti a Dio e lo prega per qualunque necessità può trovare nei Salmi di Israele le “parole giuste”, adeguate alla sua invocazione, ai suoi canti di lode;

2. i cristiani della prima ora hanno pregato con i Salmi di Israele. Facendolo, hanno di necessità messo in campo una interpretazione cristiana (una nuova ermeneutica). Leggere un testo è farlo proprio, è interpretarlo, inevitabilmente. D’altronde, se «tutta la divina Scrittura costituisce un unico libro e quest’unico libro è Cristo, perché tutta la Scrittura parla di Cristo e trova in Cristo la sua pienezza» (Ugo di san Vittore), allora davvero – come hanno fatto i Padri della Chiesa, con una immaginazione creativa potente- bisognerà procedere a una Concordia tra Antico e Nuovo Testamento (cfr. Gioacchino da Fiore). Tutta la storia del popolo – nella quale si manifesta il Dio misericordioso e giusto nel suo volto di infinito amore per il popolo eletto- diventa ombra, prefigurazione, simbolo, metafora pedagogica del compimento della rivelazione di Dio in Gesù di Nazareth, il Dio-agape, solo e sempre amore, senza ira, senza sdegno, senza vendetta, senza guerre sante e tanto meno violenze tribali, massacri, herem (come l’opposto del quinto comandamento: “uccideteli tutti”) che comandava di votare allo sterminio tutti e non lasciare viva anima alcuna del paese conquistato;

3. perciò, giustamente (dal punto di vista cristiano) la liturgia del Concilio Vaticano II ha censurato e purgato alcuni testi dei Salmi di Israele con i quali la nuova sensibilità spirituale, generata dal messaggio del Nazareno – insegnamento di pace e di amore, di prossimità e di cura verso il prossimo- non avrebbe potuto pregare, assolutamente. Come invocare il Dio amore che luminoso appare sulla croce del Figlio nel perdonare i propri nemici e i propri uccisori con versi del genere: “beato chi afferrerà i tuoi piccoli e li sfracellerà sulla roccia” (Sal 137,9). Sventrare donne incinte, non potrebbe mai essere una richiesta di Dio alla sua gente. Assolutamente no! È ovvio, secondo Gesù, però! Non dovremmo mai dimenticarlo, anche se non siamo teologi;

4. canti bellissimi – espressi in una molteplicità di simboli, definiti dal grande poeta Th. Eliot “giardino dell’immaginazione” -, i Salmi di Israele esprimono una «anatomia di tutte le parti dell’anima, perché non c’è sentimento nell’uomo che non sia qui rappresentato come in uno specchio» secondo le parole di Calvino, il riformatore, con una aggiunta entusiastica – di cui si deve però annotare per lo meno la “stranezza”-: «anzi, per meglio dire, lo Spirito santo ha messo qui, al vivo, tutti i dolori, tristezze, timori, dubbi, speranze, preoccupazioni, perplessità, fino alle più confuse emozioni da cui l’animo degli uomini è abitualmente agitato». Così anche per Lutero, bisognerebbe conoscere “parola per parola, a memoria” questi salmi, e «ogni cristiano che voglia pregare e raccogliersi dovrebbe servirsi del salterio … Perché, veramente, tutto quello che un animo pio desidera esprimere con la preghiera lo trova formulato nei salmi in maniera così perfetta e così commovente che nessuno potrebbe esprimerlo meglio»;

5. e non è solo una questione di estetica della parola poetica, perché, invece e più profondamente, coinvolge la rivelazione del volto santo di Dio. “Dio è conosciuto in Giuda”, canta il Salmo 76,2. È una conoscenza “semitica” che coinvolge l’uomo nella totalità delle sue dimensioni cognitive, emotive, sentimentali, ma anche etiche (l’intelligenza non è senza la volontà, come la passione non è senza l’azione). Il Dio che si rivela è un Dio personale, giusto che ricorda i suoi interventi nella storia del popolo “suo” gregge e “sua eredità”. È un Dio pastore che parla e fa silenzio, che educa. È il Dio dell’Alleanza, perciò sceglie, ama, elegge, custodisce come un tesoro. A tratti s’accende d’ira e nasconde il suo volto, talvolta ripudia, si riempie di sdegno per le colpe dei suoi figli e li abbandona al loro destino, ma poi si pente e tiene salda la sua misericordia. Con i suoi salmi, Israele conosce sempre meglio Dio nei tratti salienti della manifestazione progressiva della sua vicinanza all’esistenza del popolo, dentro le vicende umane (storico-sociali e politico-istituzionali) della sua storia e perfino – nella sua misericordiosa accondiscendenza- negli intrighi e le trame dei malvagi, dei cattivi, dei nemici. Perciò, Claudel ha potuto indicare nel Salterio di Israele il delinearsi quasi di «un ritratto mistico del volto di Dio»;

6. e, qui, la “stranezza” di Calvino – egli aveva attribuito il tutto allo “Spirito santo” (termine con cui i cristiani nominano lo Spirito di Gesù, il Risorto, il Vivente che effonde il suo Spirito) -, si associa a quella di Lutero, per il quale il salterio «si accorda con il “Padre nostro” e il “Padre nostro” si ritrova in esso in maniera così perfetta che uno serve a comprendere l’altro e tutti e due danno un identico suono». Il problema è delicato, ma non va sottaciuto. Alla domanda dei discepoli perché Gesù insegnasse loro a pregare, la risposta non fu – “avete i salmi, pregate secondo la tradizione” - ma piuttosto fu la consegna di una “nuova preghiera del tutto singolare”. Il Padre nostro dei cristiani compendia tutto il Vangelo e corrisponde alla “novità” introdotta da Gesù nella storia dell’umanità: “cieli e terra nuova”, un “testamento nuovo”, “un comandamento nuovo”, una “preghiera nuova”, per un “nuovo Dio”. Un annuncio inedito su Dio– discontinuo ed eccedente rispetto al passato e alla sua storia- che costò a Gesù la condanna a morte per aver bestemmiato Dio. Nella bestemmia di Gesù, infatti, la paternità di Dio è predicata per tutti, nel perdono e nella misericordia anche dei nemici. Così, nella nuova preghiera del “Padre nostro” si chiede a Dio di perdonarci come noi promettiamo di perdonare chi ci offende. «Se non perdonerete di cuore ai vostri fratelli, nemmeno il Padre vostro celeste perdonerà a voi», spiega Gesù dopo aver insegnato questa preghiera “cristiana”;
 
7. la qualità “cristiana” di questa preghiera è costituita dal suo esprimere la “novità” (cioè la differenza cristiana) del tratto mistico del volto di Dio. Con Gesù, Dio è “padre” esattamente “come Lui ce lo mostra”. La paternità di Dio la spiega solo Gesù: “Dio nessuno lo ha visto (nemmeno Mosè e tutti gli altri), l’Unigenito Figlio di Dio, Verbo di Dio in Dio e Dio Lui stesso, è venuto a spiegarcelo, a farne l’esegesi”. Pertanto, è del tutto impossibile che il “Padre nostro” si ritrovi perfettamente nel Salterio, e viceversa, è cristianamente irricevibile che il Salterio si accordi con il “Padre nostro” in maniera perfetta. Restiamo così nel cuore del “mistero nascosto” per tutti i secoli e rivelato da Gesù di Nazareth, crocifisso, morto e risorto, nostra speranza e nostra salvezza: “Dio è solo e sempre amore”, onnipotente nella misericordia e radicalmente incapace di operare il male. Questa fede è “ferma e salda” nel cristianesimo, a prescindere poi dal fatto che magari esegeti e teologi non sappiano (ancora, eventualmente) spiegare fino in fondo come la discontinuità della Rivelazione in Cristo è l’unico modo di dirne la continuità vera con la Rivelazione di Jahvé. Permane assodato che il comandamento di Gesù non è quello antico (= “ama il prossimo tuo come te stesso”), ma è quello nuovo (= “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi”);

8. proprio sul comandamento dell’amore si registra la “differenza” del cristianesimo con i Salmi di Israele, circa i tratti belli del volto di Dio, ma anche la continuità e il compimento nella reinterpretazione cristiana del comandamento antico, che, alla luce del Vangelo, suona così: “ama il prossimo tuo: ecco te stesso”. Questo comandamento antico viene in questo modo assunto dentro la misura eucaristica che Gesù ha chiesto – “come io vi ho amati” - e si manifesta ora (nella fede cristiana) nel “fate questo in memoria di me”.
Perciò, “cantate al Signore vostro Dio canti nuovi”, è un ammonimento esigente e coinvolgente, tutti, persone singoli e comunità cristiane, affinché nel vissuto credente – attraversato da gioie, speranze, inquietudini, sofferenze, drammi e attese di salvezza- ci si possa rivolgere a Dio con Salmi nuovi, corrispondenti in modo più diretto al Vangelo e che declinino le semplici richieste della preghiera nuova e singolare del Padre nostro.

Carissimi tutti, il progetto “Voi Pregate così…” – coordinato dal nostro Ufficio diocesano per le Comunicazioni sociali – potrebbe/dovrebbe animare la ricerca e l’accoglienza delle tante preghiere, inni, salmi e suppliche, meditazioni oranti che sgorgano da tanti cuori - oggi sofferenti per le tristi condizioni cui ci costringe il Coronavirus- e che si pongono davanti a Gesù eucarestia in adorazione prolungata. Ringrazio anticipatamente i parroci che -accogliendo l’invito - vorranno prodigarsi per avviare questa “seminagione spirituale” nelle comunità parrocchiali loro affidate. Ringrazio i fedeli laici che già mi hanno inviato qualcosa e collaboreranno in questa “intrapresa dello Spirito Santo”: elaborare un Salterio cristiano, “porta spalancata” sul volto cristiano di Dio-agape, Trinità di amore eterno, comunione agapica che muove il Tutto e non solo “il sole e le altre stelle” e commuove tutti, non solo i cristiani o i credenti, ma tutti gli uomini, ogni uomo, tutto l’umano.
L’altro ieri, durante l’adorazione eucaristica, mentre ponevo davanti al Signore Gesù questa “intenzione pastorale” ho dialogato con Lui su tante cose e alcune sono diventate preghiera:

Come foglie d’autunno cadiamo

«Sentinella, quanto resta della notte?».
La sentinella risponde: «Viene il mattino…»
(Is 21,11-12)

Come foglie d’autunno cadiamo+
da tutte le parti spaesamento *
in giro solo desolazione d’intorno
radicata nell’anima dappertutto *
umiliazione in ogni dove.

Strade, vicoli e piazze di città deserte*
e una domanda infiamma martellante
cuori contriti, adesso più sensibili: *
fino a quando – Signore- perdura la notte.

Tu – Spirito di verità- conosci ogni cosa
e il mistero di tutti i tempi*
-per quanto tempo domina l’oscurità-
quando vedremo di nuovo la luce*
se subdolo è il tunnel del male invisibile.

Giunga presto veloce sulla terra+
-Padre che abiti nei cieli dei cieli-*
la primavera di anime leggere+
saziate con fiore di frumento*
dissetate al miele della roccia

Getta acqua viva dall’alto a catinelle*
purifichi gli umani e tutta l’esistenza
plachi anche oggi, Gesù, venti di tempesta+
la sua Parola riporti la vittoria*
sui nostri nemici, tracotanza e boria.

Ecco già tornano svolazzanti le rondini+
messaggere di attimi di pace da lassù*
le gemme di mandorlo siano segni di speranza+
come gli affetti caldi di casa rischiarati dal Sole*
in un cielo sempre, sempre più blu.

Affidandovi a Maria santissima, Scala al Paradiso e al nostro patrono, San Corrado Confalonieri, vi benedico di cuore e vi saluto nel Signore, nostra unica speranza sempre,

+ Antonio Staglianò




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