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Francesco: misericordia è il messaggio che devo dare come vescovo di Roma

18/03/2020

“Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia” (Mt 5,7). Meditando su queste parole tratte dal Vangelo secondo Matteo, Papa Francesco all'udienza generale, dalla Biblioteca del Palazzo apostolico, ricorda la fondamentale coincidenza indicata nella quinta Beatitudine: “Coloro che esercitano la misericordia - spiega il Pontefice - troveranno misericordia, saranno misericordiati”.

Non c'è cristianesimo senza misericordia
Ricevendo il perdono di Dio, “diventiamo capaci a nostra volta di perdonare”. “Così la propria miseria e la propria carenza di giustizia - osserva il Papa - diventano occasione per aprirsi al regno dei cieli, a una misura più grande, la misura di Dio, che è misericordia”.
La misericordia non è una dimensione fra le altre, ma è il centro della vita cristiana: non c’è cristianesimo senza misericordia. Se tutto il nostro cristianesimo non ci porta alla misericordia, abbiamo sbagliato strada, perché la misericordia è l’unica vera meta di ogni cammino spirituale. Essa è uno dei frutti più belli della carità (cf. CCC, 1829). Ricordo che questo tema è stato scelto dal primo Angelus che ho dovuto dire come Papa: la misericordia. E questo è stato molto impresso in me, come un messaggio che come Papa io avrei dovuto dare sempre, un messaggio che dev’essere di tutti i giorni: la misericordia. Ricordo quel giorno che anche ho avuto l’atteggiamento un po’ svergognato di fare pubblicità a un libro sulla misericordia, appena uscito dal cardinale Kasper. E quel giorno ho sentito tanto forte, questo: “E’ il messaggio che devo dare, come vescovo di Roma”. Misericordia: misericordia, per favore. Perdono.
La misericordia - aggiunge Francesco - è la nostra felicità:
La misericordia di Dio è la nostra liberazione e la nostra felicità. Noi viviamo di misericordia e non ci possiamo permettere di stare senza misericordia: è l’aria da respirare. Siamo troppo poveri per porre le condizioni, abbiamo bisogno di perdonare, perché abbiamo bisogno di essere perdonati.

La misericordia è il cuore stesso di Dio
Quello della reciprocità del perdono è un tema ricorrente, non presente solo nella quinta Beatitudine: “la misericordia - sottolinea il Papa - è il cuore stesso di Dio”. Queste parole di Francesco sono poi subito accompagnate da quelle tratte dal Vangelo secondo Luca: “Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e sarete perdonati”. “La misericordia - si legge inoltre nella Lettera di Giacomo - ha sempre la meglio sul giudizio”. Ma è soprattutto nel Padre Nostro, ricorda Francesco, che noi preghiamo: “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori”.
Ci sono due cose che non si possono separare: il perdono dato e quello il perdono ricevuto. Ma tante persone sono in difficoltà, non riescono a perdonare. Tante volte il male ricevuto è così grande che riuscire a perdonare sembra come scalare una montagna altissima, uno sforzo enorme. E uno pensa: non si può; questo non si può. Questo fatto della reciprocità della misericordia indica che abbiamo bisogno di rovesciare la prospettiva. Ma da soli non possiamo: ci vuole la grazia di Dio; dobbiamo chiederla. Infatti, se la quinta beatitudine promette di trovare misericordia e nel Padre Nostro chiediamo la remissione dei debiti, vuol dire che noi siamo essenzialmente dei debitori e abbiamo necessità di trovare misericordia!

Perdonando si è perdonati
La necessità di trovare misericordia, spiega il Papa, non si deve disgiungere dalla capacità di perdonare:
Tutti siamo debitori. Tutti. Verso Dio, che è tanto generoso, e verso i fratelli. Ogni persona sa di non essere il padre o la madre che dovrebbe essere, lo sposo o la sposa, il fratello o la sorella che dovrebbe essere. Tutti siamo in deficit, nella vita. E abbiamo bisogno di misericordia. Sappiamo che, se anche noi non abbiamo fatto il male, manca sempre qualcosa al bene che avremmo dovuto fare. Ma proprio questa nostra povertà diventa la forza per perdonare! Siamo debitori e se, come abbiamo ascoltato all’inizio, saremo misurati con la misura con cui misuriamo gli altri (cfr Lc 6,38), allora ci conviene allargare la misura e rimettere i debiti, perdonare. Ognuno deve ricordare di avere bisogno di perdonare, di avere bisogno del perdono, e di avere bisogno della pazienza; questo è il segreto della misericordia: perdonando si è perdonati. 

Iniziativa “24 ore per il Signore” e Solennità di San Giuseppe
Dopo la catechesi, il Papa ha ricordato che venerdì e sabato prossimi si svolgerà l’iniziativa “24 ore per il Signore”, un appuntamento importante “della Quaresima per la preghiera e per accostarsi al sacramento della riconciliazione”. “Purtroppo a Roma, in Italia e in altri Paesi questa iniziativa non potrà avere luogo nelle forme consuete a causa dell’emergenza del coronavirus”. Salutando i fedeli di lingua italiana, Francesco ha anche ricordato che domani la Chiesa festeggerà la solennità di San Giuseppe: “Invocatelo sempre con fiducia, specialmente nei momenti difficili e affidate a questo grande Santo la vostra esistenza”. Poi ha rilanciato l’appello dei vescovi italiani che in questa emergenza sanitaria hanno promosso un momento di preghiera per tutto il Paese: "Ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa: tutti uniti spiritualmente domani alle ore 21 nella recita del Rosario, con i Misteri della luce. Io vi accompagnerò da qui. Chiediamo che Maria - ha concluso il Santo Padre rievocando l'intenzione di stamattina a S. Marta - "custodisca in modo speciale, la nostra famiglia, le nostre famiglie, in modo speciale particolare gli ammalati e le persone che stanno prendendosi cura degli ammalati: i medici, gli infermieri, le infermiere, i volontari, che rischiano la vita in questo servizio".
Amedeo Lomonaco
fonte:www.vaticannews.va





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