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III Meditazione orante per questo tempo penitenziale di Mons.Antonio Staglianò, Vescovo di Noto

22/03/2020

Carissimi figli, ancora una volta vi raggiungo nella vostra “clausura” - in questa santa domenica ormai prossima alle feste pasquali, dalla Liturgia chiamata “della Letizia” - per mettervi al vostro fianco e insieme a voi meditare sul significato e il valore di questi nostri giorni.
Certo, sembra quasi paradossale conferire a questi giorni un valore. Noi credenti, però, non possiamo mai dimenticare che «per coloro che amano Dio, tutto concorre al bene» (Rm 8,28). Credere che la nostra esistenza sia insensatamente girovaga nell’immensità del tempo, come abbandonata alla fatale inerzia a cui sembra assoggettata ogni cosa esistente, non è cosa degna di coloro che hanno conosciuto il Dio rivelato dal Cristo: il Padre amante degli uomini. Basterebbe, infatti, solo sfogliare le pagine della Scrittura per scoprire tutte le vicende in cui l’Onnipotente si è mostrato quale Signore d’infinita misericordia che non abbandona mai i Suoi figli! Abramo, Mosè, Davide, Daniele, Giobbe, etc. - solo per fare alcuni nomi - credendo e sperando in Dio anche in mezzo a situazioni davvero difficili, hanno sempre concluso la loro avventura intonando canti di ringraziamento al Dio fedele e provvidente che libera il povero e il misero (cfr. Sal 71).
Viene dunque da chiedersi: qual è la fede opposta al dogma del caso, tanto dilagante nel sentire comune? Indubbiamente, in opposizione all’insensato principio che la nostra storia avanzi per accidentalità, non può che stagliarsi la fede nell’amabile Provvidenza di Dio, la quale «si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia» (CCC 303). Dunque, non si precipita verso il nulla, tutto ma avanza continuamente “in via” verso la meta finale, verso la Fine. E anche quando in questo cammino constatiamo l’oscura presenza del male, ciononostante professiamo che il Signore «supremamente buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal male stesso il bene» (S. Agostino, in CCC 311). Attenzione è scritto “permettere” non “causare”. Non è Dio che genera il male, né lo dirige. Dio non sa farlo: è incapace anche solo di pensare il male, ecco tutto. Piuttosto, nella sua onnipotenza d’amore (= d’amore, cioè di Colui che dona la vita fino alla morte, non quella del prestigiatore: Dio non è Mandrake) aiuta gli umani a trarre dal male anche il bene possibile. C’è infatti una “bellezza collaterale” nella morte e in ogni tragedia umana. Quella bellezza collaterale è governata sicuramente da Dio. Per dirla con una battuta: “Dio scrive dritto sulle righe storte degli umani”.
Non è proprio questa la letizia pasquale che celebreremo tra pochi giorni? Dalla tristezza del Crocifisso, volto di ogni sofferente, non scaturirà per ogni uomo una grandissima gioia? Il Suo dolore, sostegno di ogni infermo, non guarirà ogni nostro dolore? Se dall’orribile morte di Gesù il Padre ha già liberato tanta potente bellezza, non potrà continuare a farlo? Si, il Creatore può e vuole estrarre il bene anche da questo oscuro tempo, ma come figli, anche noi possiamo e dobbiamo farlo: la creatività di tante iniziative di prossimità, volontariato e zelo pastorale - che nella nostra Diocesi si sono avviate in questi giorni - ci incoraggiano in questo audace proposito.
Fratelli e sorelle, fintanto che “staremo in casa fermi” abbiamo cura che anche la nostra fede pasquale rimanga “ferma”. Mentre la nostra preghiera si eleva per ogni uomo - un ricordo pietoso va al Padre per i nostri morti, caduti in questa guerra pandemica, nello strazio inconsolabile di vedere morire tanti fratelli nella solitudine, senza l’abbraccio affettuoso dei propri cari- non possiamo esimerci dal ringraziare e pregare il Signore anche per gli eroici “custodi” della nostra salute:
«Signore d’infinita misericordia /amante degli uomini/ volto dei sofferenti/e sostegno degli infermi; /in questo e in ogni tempo noi ti invochiamo: rendi i cristiani audaci nell'amore/ oltre ogni gretta chiusura del cuore.
Tu, Provvidenza amabile/ che reggi con sapienza l’universo/ raccogli la preghiera della Chiesa: istruisci i governanti, illumina i ricercatori, custodisci gli operatori sanitari, preserva i sani, soccorri i contagiati, liberaci da ogni male». Amen.

+ Antonio Staglianò, Vescovo di Noto



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