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VITA QUOTIDIANA

19/04/2017

Notte di Pasqua al Pronto soccorso


Nel Pronto soccorso di qualsiasi ospedale anche nella notte di Pasqua s'incontra gente. Quando sei tu a trovarti su una barella dovresti pensare ai tuoi guai. Eppure, come si fa a non guardare alla piccola creatura di appena cinque giorni la cui pelle bianca si oscura a vista d'occhio. E' un maschietto; lo porta il papà nel "port enfant", la mamma segue dietro a passi affaticati e con la mano destra appoggiata sul ventre, ha ancora lei bisogno di cure e di essere assistita, malgrado ciò va dietro al suo bimbo con fatica. 
La dottoressa di turno sta facendo il giro delle barelle sistemate nei due stanzoni, un'infermiera guarda il piccolo. Capisce subito, forse per l'esperienza o forse perché è mamma anch'essa: "Non si ossigena bene, presto portiamolo in pediatria". 
Il nostro dolore, lancinante, quasi passa in sottordine. Tardano a venire per fare gli esami, per sistemare la flebo. Non importa, saranno andati ad occuparsi del bambino. E' più importante. 
Una donna qualche metro più in là, però grida, vuole essere controllata: "Non si possono lasciare abbandonati così gli ammalati". Ancora è buio, speriamo che con il sorgere del sole si allevi il nostro dolore. Ed anche della signora che ancora sta imprecando.
Paola e Giovanni Lucà



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