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SGUARDO NELLA PAROLA

28/04/2017

È bene superare lo smarrimento sociale odierno! 

In molti oggi sono pervasi da una insicurezza senza precedenti. Anche gli innumerevoli dibattiti confezionati in televisione o sui social, dove si è spostata la piazza furente delle tante contestazioni, evidenziano nervosismi a fior di pelle, giustificati o meno, ma comunque espressione di un disorientamento senza precedenti. In studio o in rete esperti e politici si arrampicano sugli specchi di una retorica che non serve più a nulla. Anche lo stesso consenso si è spostato dal merito delle persone e dalle idee più rappresentative, ai soggetti o ai gruppi capaci di annullare comunque tutto ciò che sia da tempo in primo piano, senza minimamente capire o preoccuparsi quali garanzie si avranno in cambio.
Ad un quadro così complicato, ma influente, mancano i confini della custodia e della delimitazione della sua cornice, in grado di contenere, preservare e far risaltare le verità perdute di una tale rappresentazione. Non si è forse perso il fine di ogni realtà esistente? E se questo fosse vero, ogni vittoria o conquista avuta nei passaggi articolati dell’esistenza umana, non avrebbe nella sua stessa origine la debolezza del suo divenire? Smarrirsi è facile in un tale contesto, senza porre riparo. 
Vale per la famiglia; la politica; l’economia; le professioni; le relazioni; il lavoro; la Chiesa; il tempo libero; l’informazione, ecc. Individuare il fine che viene da Dio per ogni azione, dalla più semplice a quella più complessa, aiuta l’essere umano a viaggiare spedito lungo il percorso del suo cammino, producendo frutti copiosi per sé e per gli altri. Tutto questo al di là della realtà che si rappresenta. 
Calza a pennello a questo punto una riflessione del mio maestro spirituale: “Se il fine si perde, tutto diviene caotico e infernale, tutto senza senso, tutto effimero, momentaneo, privo di valore. Un tempo una prima domanda del catechismo era sull’origine della nostra vita, una seconda sul suo fine. «D. Chi ci ha creato? R. Ci ha creato Dio. D. Perché Dio ci ha creato? R. Per conoscerlo, amarlo, servirlo in questa vita e poi goderlo nell’altra in paradiso». Oggi, mancando l’uomo del fine soprannaturale, necessariamente dona fini effimeri a tutta la sua esistenza”. 
Come può essere possibile non avere un fine ben preciso per cui studiare; lavorare; concepire; sposarsi; vivere. Nel nostro tempo si ha spesso la difficoltà di rispondere a delle sollecitazioni del genere, a meno che non si cerchi di mettere in campo soluzioni fugaci, senza alcun valore, egoistiche, se non addirittura insensate o fuori da ogni moralità. Spariscono così i fini trascendentali che vengono direttamente dal Signore e prendono il loro posto quelli secondari, insensati, forse più facili a rispettare, ma fuori dalla realtà effettiva. 
Nessuno può negare che viviamo in una società impegnata, in ogni direzione, a costruire la sua sicurezza attorno ad una apparenza sempre di più sofisticata e variopinta. La sostanza rimane però debole, incerta, come se l’uomo cercasse soltanto di crearsi una momentanea cupola d’oro in cui sentirsi al riparo. Non si esagera a dire che ci troviamo dinnanzi ad uno squallore antropologico, dove la finzione si è artatamente confusa con l’oggettività. Quale può essere di riflesso il pericolo per una società che sulla carta si ritiene proiettata verso il messaggio cristiano? 
Se nell’uomo manca la sua verità, ogni cosa si presenta senza verità. La stessa Parola rischia di essere messa di continuo in discussione. Farebbe bene qualunque essere umano a ricordare che ogni qualvolta si dovesse privare del fine connesso alla sua fede o alla sua vocazione, rischierebbe di svuotarsi della propria oggettività. Lo stesso auspicato miglioramento del pianeta, a cui bisogna tendere per il benessere comune, non sarebbe possibile se la verità dell’uomo continuasse ad essere pesantemente e definitivamente compromessa. 
Chiunque viva in Dio non perde la sua verità ed è in grado di reggere a qualsiasi urto esterno, rendendo più sostenibile anche il cammino del suo prossimo. La chiave di lettura è tutta nel riconoscimento del proprio vero fine, rispetto alle cose da affrontare in campo privato o pubblico. Per vero fine intendo quello di Dio, non quello che chiunque vorrebbe darsi, bleffando con sé stesso. Solo il riconoscimento della volontà del Signore nella rotta personale di ognuno cambierà la vita, contribuendo, per la parte rappresentata, a ridurre ogni forma di smarrimento sociale. 
Egidio Chiarella 



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