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SGUARDO NELLA PAROLA

03/06/2017

L’obbligo che libera e tutela l’uomo nel mondo

C’è la tendenza in questa nostra società di tradurre la realtà in suggestioni immediate o durature, pur di consentire a chiunque di conquistare la serenità sociale o personale. Tutto questo sembra quasi una cosa sensazionale e soprattutto un servizio prezioso verso il prossimo tormentato. È veramente così? Sulla carta probabilmente c’è corrispondenza ideale tra chi cerca sollievo interno ed esterno e colui che tenta di darglielo. Il problema esce fuori nel tempo, quando sarà inevitabile il peggioramento della fase iniziale del soggetto che si è tuffato nelle suggestioni ricevute, evitando di connettersi invece alla sua vera realtà, analizzandone le cause e gli effetti. Ogni cosa che si vuole cambiare di sé stessi o conquistare per sé stessi ha sempre una condizione da rispettare. 
Tutte le volte che quest’ultima viene estrapolata da un certo percorso di rinascita o di riequilibrio personale e collettivo, per la risoluzione delle criticità di fondo vissute, non si fa altro che truccare la realtà attraverso una falsa prospettiva. Succede così anche nello straordinario campo della fede in Dio. Il Suo regno è per tutti, ma sotto “condizione”. Dire il contrario, indorando a titolo soggettivo la pillola dell’obbedienza e degli obblighi morali, come fanno alcuni “novelli interpreti” del vangelo, significa far sbandare l’uomo privandolo della verità. Entrare nel regno di Dio è una scelta, io direi “la scelta”, ma sempre libera rimane, anche se offerta di vita eterna condizionata. Al capitolo 16 di Matteo leggiamo: 
“Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua”. Il vangelo non è un elastico che si può adattare ad ogni errore commesso. La Parola è unica, eterna, perfetta, sapiente, chiara, inamovibile. La sua grandezza è però nell’essere conciliabile con la vita di ognuno, quando ogni singola persona è pronta a rivedere la sua vita per avviare un vero cammino di conversione. Rinnegare i propri pensieri e prendere la croce di Cristo sulle proprie spalle non corrisponde ad una vita fuori dal mondo. Tutt’altro! È qui la novità; la giusta rivoluzione; la concreta attuazione di una società di giustizia e di benessere materiale e spirituale diffuso. 
Non può un credo scientifico, politico, antropologico, filosofico, culturale, psicologico o di qualsiasi altra fattura, sostituirsi al credo nel Signore del vangelo. La certezza di Dio deve precedere quella materiale, razionale, formativa, metafisica, sociale, ecc. L’uomo è libero altrimenti di proseguire per la sua strada, senza “contraffare” l’appartenenza alla volontà del cielo. Non si può essere discepoli di Cristo del nostro tempo, senza il rispetto delle condizioni che la sapienza divina ha offerto all’uomo, per renderlo nuovo, effettivamente libero e quindi redento, piuttosto che salvo. 
Abolire la condizione data in eterno è fare della religione un fatto umano, consentendo ad ognuno la sua interpretazione e sopprimendo il discernimento sapienziale dinnanzi a qualsiasi rifiuto degli obblighi che la Parola ha consegnato all’uomo non per schiavizzarlo, ma per tutelare la straordinaria essenza della sua vita terrena. Qualcuno, nel difendere alcuni aspetti delle nuove inclinazioni pubbliche si azzarda a dire che la morale è rigida e che ci sia bisogno di flessibilità. Il tutto potrebbe passare se riferito al campo delle regole economiche chiuse dell’Unione Europea, ma non certo in riferimento ai comandamenti. 
Leggo, tra l’altro, in un appunto del mio maestro spirituale: “Non c’è rigidità nella morale. La morale semplicemente è. Non c’è rigidità nel bene e nel male. Il bene è bene. Il male è male….. La rigidità è sempre nel peccato, dal peccato. Rigido nel peccato e dal peccato è il fariseo nel tempio che esclude dalla misericordia il peccatore pentito”. Cosa serve chiedere i sacramenti o qualsiasi altro servizio senza condizione? Cosa significa essere cristiani senza la Parola del Vangelo? Come si può seguire Cristo senza alcun obbligo, invocando dei benefici, ma escludendo l’assunzione di qualsiasi dovere verso di Lui? In molti ormai vorrebbero raccogliere i frutti, evitando la semina. 
La condizione divina non allontana nessuno dal mondo, semmai gli permette di gustarlo nel suo autentico sapore.
Egidio Chiarella
                                                                                              



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