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SGUARDO NELLA PAROLA

08/07/2017

L’uomo non sia mai schiavo del denaro!

C’è spesso un’ombra che si aggira nella società odierna, ponendo l’uomo al di sotto del profitto fine a sé stesso e delle convenienze anche sconsiderate di gruppi e di Paesi interi. Specie il cristiano sa come questo contorto modello sociale abbia anche interessato direttamente la vita di Gesù e le sue opere. 
Chi non ricorda le parole del sommo sacerdote davanti al Sinedrio, mentre invita i farisei a decretare la morte del Nazareno per la salvezza del popolo: “Ma uno di loro, Caifa, che era sommo sacerdote quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo, e non vada in rovina la nazione intera!»…”. 
In questo caso è vero che dovrà compiersi una profezia, ma la vicenda umana resta tutta intera nel suo opportunismo feroce e solo apparentemente a favore del bene collettivo. Tutto ciò che si costruisce sul sangue innocente porta, in qualche modo e nel tempo, a conseguenze non favorevoli alla salvezza di una comunità. 
L’uomo va messo sempre al centro della vita, così come hanno osservato con chiara determinazione, proprio in questi giorni, Papa Francesco e la Chiesa intera, riferendosi al dramma dei profughi ignorati dall’Europa e al caso del piccolo Charlie Gard, condannato all’eutanasia. 
Ritornando al Figlio dell’Uomo e alla necessità di non piegare comunque la dignità dell’uomo all’economia, specie se selvaggia e senza regole, non si può non evidenziare un passo del vangelo di grande attualità. Il racconto di Matteo (8, 26 - 34) sull’indemoniato e la mandria dei porci precipitati nel burrone, irrompe nel dibattito odierno sulla salvaguardia della vita del lavoratore. 
La non sicurezza che si riscontra oggi in molti posti di lavoro, pur di non fermare la produttività di un stabilimento industriale, lascia spesso sul terreno esistenze umane di ogni età. Un cancro senza alcuna giustificazione! Investire in sicurezza significa spostare delle risorse sull’uomo e non sulla merce che si produce. 
Nel caso della pagina evangelica appena citata come si deve comportare Gesù? Salvare un uomo posseduto da molti demoni o proteggere la mandria di porci, evitando di trasferire su di essi gli stessi spiriti maligni che da anni tormentavano quel povero indemoniato? Va salvato l’uomo o l’economia di una parte del villaggio? 
Cristo non ha dubbi, pur essendo in una zona di pagani lontani dalla sua Parola, sceglie di dare piena dignità alla persona. Il benefattore della vita viene subito allontanato da quella comunità, perché non riconosciuto positivamente nella sua azione. 
Una risposta non tanto strana se si pensa come oggi si faccia di tutto per indebolire il riferimento di Cristo nella società dell’innovazione tecnologica. Presenza invece indispensabile che non si può oltretutto esaurire con la sola partecipazione sui social, ma che deve lasciare segni concreti dentro le coscienze degli uomini. 
Con la presenza di Dio nel cuore di ognuno e di chi ha specie responsabilità nel campo delle finanze e dell’imprenditoria avviene una mutazione sostanziale di ogni interesse. L’economia si trasforma in uno strumento al servizio della comunità ed in interesse secondario rispetto alla stessa. 
L’uomo, ritenuto in più occasioni mezzo da sacrificare ai calcoli produttivi, deve diventare il solo interesse vero di sé medesimo. “Sarebbe sufficiente dare verità agli interessi veri e falsità agli interessi falsi, per capovolgere l’ordine sociale, politico, economico della nostra terra”, così le conclusioni di un convegno sulla primogenitura della persona in un mondo retto e teleguidato dal mercato. 
Se invece, ad esempio, si fa fatica a distruggere una piantagione di papaveri da oppio o di coca, pur di liberare e dare vita ad un solo uomo, significa che non si ha intenzione di intaccare una economia generale che genera di fatto molti e diversificati profitti, sacrificando ad essa l’intera umanità. 
Dinnanzi alla scelta di distruggere una intera generazione o un vasto territorio in cui si coltiva la droga, si opta purtroppo  per la morte dell’uomo. Se continuano a passare i “valori falsi” si indebolisce la società in ogni sua articolazione e si chiude la porta all’unica verità, quella di Cristo, capace di redimere ogni contraddizione personale e collettiva.
Si abbia il coraggio di fermare l’economia che si muove senza alcun ritegno per gli interessi di parte, nemici dichiarati della dignità umana e si rafforzi sempre quella rivolta al benessere comune.

Egidio Chiarella




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