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SGUARDO ALLA PAROLA

26/08/2017

L’obbedienza alla Parola non limita la libertà personale

Il mondo di oggi è più inquieto che mai. Le ricette, per riportarlo ad un equilibrio più sicuro possibile, si susseguono e si incrociano nei vari salotti televisivi e sui giornali a tiratura nazionale. Non si può certo dire che manchino le idee, né tantomeno le intelligenze oltre misura e le visioni articolate e variegate sulla realtà sociale odierna. 
Nonostante questo impegno innegabile le cose viaggiano verso altre direzioni, alterando giorno dopo giorno l’armonia naturale e universale in cui ognuno cerca di spendere al meglio la sua quotidianità. La politica, ad esempio, si è incartata, perché la gente non vota più il progetto migliore, ma quello meno compromesso, almeno sulla carta. 
La demagogia avanza e anche il parlamento si trova alcune occasioni a votare, facendo a gara tra maggioranza e opposizione per conquistare la rabbia popolare, delle leggi discutibili a volte persino sul piano costituzionale; senza dimenticare le norme che non si attengono al valore dell’armonia del creato. Ne consegue che invece di avanzare proposte credibili, c’è la rincorsa ad intervenire su temi al ribasso. 
È meglio insomma abolire alcune cose fatte, piuttosto che sforzarsi di costruirne delle nuove. La collera della gente, pur condivisibile, va superata e non sedata. I credenti non dovrebbero permettere che il mondo continui a fare passi indietro o comunque alteri la sapienza che Dio ha reso visibile all’uomo attraverso suo figlio Gesù. 
Chi è in cammino secondo la Parola sa benissimo che teologie, filosofie, profezie, scienze, psicologie, antropologie devono trovare la loro perfetta verità sempre nel cuore del Padre. Questa verità, oggi dimenticata, è la vera base per favorire l’avvio di un cambiamento senza “tarme interiori” e falsi pensieri. 
Mai l’uomo potrà essere fonte o sorgente di verità per l’uomo, perché “ogni uomo è inganno”, “può essere tentato e attratto dalla falsità”, “può essere parziale nel dono della luce”, “può tradire la Parola”, “può compiere ogni travisamento, modifica, trasformazione, alterazione, cambiamento, elusione”. 
Il problema è qui! L’essere umano non accetta di rinunciare alla sua supremazia ad ogni livello. L’obbedienza alla Parola è considerata rinuncia alla libertà personale e alla riduzione dell’autonomia intellettuale, perdendo in questo modo la possibilità di connettersi con il cielo e fare più grande la sua presenza sulla terra. 
Altro che servilismo a ciò che non sia catalogato tra le forme empiriche del proprio metro quadrato vitale! L’uomo purtroppo tende a voler provenire da sé stesso, rinunciando alla grazia di essere stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. 
Un abbaglio micidiale che ritarda la redenzione della storia e manomette la verità in ogni costruzione culturale, filosofica, fisica, ricreativa dell’esistenza umana. “Se partiamo dal cuore dell’uomo tutto è vero e tutto è falso, tutto è giusto e tutto è ingiusto, tutto si può dire e tutto non si può dire, tutti vedono bene e tutti vedono male. 
Il cristiano mai deve pensare dal suo cuore, ma dal patto che ha stipulato con Cristo Signore sul caposaldo della sua Parola”. Il cristiano non dovrebbe mai dimenticare i principi essenziali di vita, scolpiti per la perennità nel vangelo. Riconoscere e vivere questa fonte eterna concede ad ognuno di portare il migliore dei contributi per il benessere comune, ovunque si abbia un ruolo. 
Non sono certo esclusi, nonostante l’irrigidimento culturale di molti, da questa certezza le istituzioni, l’economia, le professioni, le attività produttive, ecc. Il patto va però rispettato, altrimenti crolla ogni cosa, sia rispetto al raggiungimento della vita immortale, sia alla capacità di lavorare in direzione di una “riduzione e abolizione” dell’inquietudine collettiva. 
Urge perciò costruire, tutti assieme, un tempo che sia del Signore!
Egidio Chiarella







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