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SGUARDO NELLA PAROLA - Scoprire il mistero di sé nella preghiera!

13/09/2017

La conoscenza di sé è il vero fondamento della nostra vita. La nostra esistenza ricerca sempre un equilibrio fisico e interiore, che non può essere armonizzato, senza avere scienza di se stessi. Noi siamo spesso attratti dal conoscere chi abbiamo di fronte, ma siamo pigri mentalmente e spiritualmente a rapportarci con le nostre profondità interiori, per scoprire la nostra vera identità. Gli errori così aumentano e le nostre delusioni diventano “oggetti”, più o meno preziosi, di collezione. Tutto passa nella nostra quotidianità dalla esperienza completa di sé. 
Lo studio, il lavoro, l’amore, lo sport, l’amicizia si contendono il risultato migliore, ma il posto da occupare nella graduatoria della vita dipende molto da quanto siamo riusciti a conoscerci seriamente. Anche nel momento della preghiera non possiamo non partire da quello che siamo. Non farlo, significa snaturare il rapporto con Dio. 
A noi manca la scienza di noi stessi e quindi corriamo spesso contro natura; contro lo stesso nostro temperamento; contro la storia della persona che è in noi. Allora anche pregare significa non dover chiedere per noi, ad esempio, qualcosa che non saremo mai in grado di fare. 
Chi prega sottoscrive un patto con il Creatore, tra l’altro da lui sollecitato, non può trovarsi a non essere conseguente. Mai ripercorrere l’esperienza stolta di Erode, che permise ad Eroide, di chiedergli qualsiasi cosa, perché l’avrebbe soddisfatta. Sappiamo come è andata a finire! La testa di Giovanni, malgrado le sue contrarietà, fu consegnata su un vassoio d’argento. 
Anche i discepoli di Gesù, Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che gli chiedono di ottenere per sé qualcosa di speciale, dimostrano di non conoscere la scienza del regno di Dio. In Marco leggiamo: “Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete”. La prima preghiera da fare è di chiedere la comprensione del nostro mistero, della nostra luce interiore, delle nostre potenzialità, delle nostre reazioni esterne. 
È la preghiera più importante, direi centrale nel nostro cammino di fede. Ma anche lungo il percorso del nostro modo di essere giornaliero, diventa centrale la concreta conoscenza delle proprie abitudini, aspettative, speranze, tempi di apprendimento, attitudini della mente e dell’animo.
Per pregare bisogna quindi partire sempre dal posto che Dio ci ha assegnato su questa terra, nella salute e nella cattiva sorte. La relazione con Dio è centrale e dalla sua giusta profondità dipenderà la nostra vita, nella sua essenziale verità. È Cristo che ci illumina per comprendere la volontà di Dio. 
Il sacerdote, con il suo discernimento, ci indicherà la strada per vivere bene questa relazione. Ricordiamoci comunque che il Padre predispone ogni cosa! E dove cade la sua benedizione non passa alcuna maledizione. 

Egidio Chiarella



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