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SGUARDO ALLA PAROLA -Il desiderio dell’uomo di essere da sé se stesso

10/10/2017

Le comunità degli uomini devono trovare la forza dell’ottimismo interiore per sedare i venti di guerra e i tentativi di stravolgere il significato dell’armonia del creato. Libertà e diritti, pilastri fondamentali della democrazia, spesso vengono utilizzati come salvacondotto verso qualsiasi accesso si ritenga transitabile. L’essenziale per molti è mostrare al mondo che tutto sia possibile, anche se rimane in gioco l’impianto ontologico della natura e dello stesso essere umano. L’uomo è sempre tentato di non smarrire il desiderio di essere da sé stesso. Si rischia così di confondere le meraviglie del progresso scientifico con la primogenitura divina su tutte le cose. Eppure l’uomo ha la possibilità di volare alto; di penetrare nei segreti del cielo; di accedere nella profondità delle questioni umane per renderle precorritrici del bene comune; di preparare una società inclusiva e fraterna, capace di dare alla libertà e ai diritti dell’umanità quella valenza d’origine che nulla scalfisce all’interno dell’essenzialità dell’essere. 
Le intuizioni, le sensazioni, le ricerche, le conquiste sociali, politiche e finanziarie, sono sempre necessarie per definire nuovi percorsi di sviluppo civile ed etico. Non possono però far leva soltanto sui desideri umani di un certo contesto, siano essi di mille, centomila o milioni di persone, ma devono misurarsi con l’equilibrio naturale e collettivo che le circonda. Per confrontarsi su questa strada non bastono solo leggi dell’uomo, specie se mancanti dei veri principi universali che hanno le proprie radici nell’assoluto che tutto precede. I cristiani hanno la loro bussola nel vangelo ed hanno la responsabilità quotidiana di dare un contributo non di distinzione fine a sé stesso, ma di condivisione e cooperazione anche con chi è da tutt’altra parte. 
Pur nell’era delle tecnologie più avanzate chi crede non può smarrire la consapevolezza che “il Signore chiede al suo popolo un frutto di vero ascolto della sua Parola. Si ascolta prestando ogni obbedienza alla sua voce”. Guardandoci intorno non si può osservare che si vada verso direzioni indecifrabili. Il crocifisso collocato negli scantinati degli uffici pubblici è l’esempio della “perenne tentazione dell’uomo: essere senza Dio, prendere la sua vita in mano, vivere come gli pare. Oggi questa tentazione sta devastando l’intera umanità”. Bisogna con serenità nel cuore costruire ponti, come scrive Papa Francesco, per accorciare le distanze tra l’indifferenza e la disperazione altrui. 
Ogni seria costruzione ha però bisogno di solide fondamenta, in grado di ben sopportare il peso delle storture naturali provocate dall’egoismo umano. Si rende perciò necessario tener sempre presente come ognuno non sia fatto di un solo istante. Ogni sua decisione senza Dio osa infatti di non produrre frutti positivi individuali e comunitari nel tempo e per l’eternità. L’uomo nasce con un carico di responsabilità e di talenti che il cielo ha lui assegnato. È importante non dimenticarsi mai di questa investitura soprannaturale. Nel corso della vita ogni cosa sarà chiara al cuore del singolo, al di là del suo ruolo nella comunità, se avrà avviato un cammino di fede. 
È questo il passaggio essenziale che gli consentirà così di non percorrere altre strade, aperte spesso  alla vanità e a quella prepotenza umana restia da sempre a riconoscere nei suoi passi la presenza del Signore. Chi disconosce il ruolo affidatogli dall’alto ritarda per la sua parte la redenzione della storia, non certo la blocca. “Il peccato mai potrà condizionare Dio nella sua volontà di salvezza”. Altri uomini e donne, più vicini alla luce divina, continueranno l’opera dell’Altissimo sulla terra per la costruzione di quel mondo nuovo che tutti vogliamo e che rimane comunque alla portata dell’umanità.

Egidio Chiarella




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