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SGUARDO NELLA PAROLA - Il momento della responsabilità personale!

18/10/2017

Il mondo che ci circonda viaggia ad una velocità supersonica e non fa intravedere segnali di sfinimento esteriore. Il problema non è di certo nelle cose che cambiano e in tutto ciò di cui si arricchisce l’insieme della società, ma nelle ragioni e nel modo con i quali si stimola e si consolida il progresso sociale nella sua interezza. Non tutto ciò che è nuovo è veramente tale; non tutto quello che si approva è ontologicamente appropriato, specie se lascia il buio dentro; neanche una qualsiasi conquista è ad ogni costo portatrice di vero progresso per l’uomo. L’andare avanti più volte non porta necessariamente un avanzamento reale, ma può alimentare illusioni antiche e spiritualmente inique. Da qui prende forma l’uomo che annulla i valori non negoziabili e non solo. Lo stesso non fa nulla per non dilatare i confini naturali del principio che assomma dentro di sé l’inviolabile puro concetto di libertà individuale e comunitaria. Tutto a questo punto diviene possibile, perdendo di riflesso il rispetto per la verità biblica e sostituendosi arbitrariamente al “cielo”. Su questo sfondo s’intaglia la corsa a relativizzare ogni pensiero e azione umana, pur di giustificare il male e qualunque suo rimodernato e “gustoso surrogato”. 
È chiaro che bisogna non fuggire dal mondo in cui viviamo, nonostante le brutture e le forzature che mettono a dura prova l’esistenza umana. Serve mettere mano alla propria autonomia intellettuale, per non farsi travolgere da ogni cosa che viene spesso propinata con lucide finalità da chi non tollera la verità cristiana. Un credente, a maggior ragione, dovrebbe fare la sua parte fino in fondo e non arrendersi alle tante sirene addestrate nei vari spazi quotidiani. C’è, non è una invenzione, un sistema abilitato a modificare il senso alto della vita, mimetizzato in certe occasioni tra il luccichio di una esteriorità vincente nell’immediato, ma debole nel tempo. La singolarità della persona e la sua libertà interiore non possono e non devono arretrare. Una società migliore è di sicuro possibile, se chi ha sperimentato la conversione del cuore non si fermi alla contemplazione della sua serenità d’animo, guardando da estraneo i fallimenti altrui e le continue incongruenze ordinarie.
Il cristiano apatico e volutamente assente è responsabile quanto chi deturpa l’anima del mondo. Bisogna agire e partecipare. Anche andare alcune volte contro corrente non significa debilitare il lavoro degli altri, ma dare il proprio contributo per mettere al riparo un qualcosa che inevitabilmente potrebbe intaccare il bene comune. Tutto si avvia quindi dal singolo. Il mondo si modifica se intanto ognuno riesce a cambiare sé stesso, riprendendosi le verità “interrotte” che Dio ha rivelato nel corso del cammino dell’umanità, prima con i suoi profeti e i suoi condottieri illuminati; poi con la venuta in terra di suo figlio Cristo Gesù. 
“Ci sono dei momenti nella storia di una persona in cui deve assumersi tutta la responsabilità sulle sue spalle, lasciare tutto e tutti e iniziare un nuovo percorso. Giacobbe è una di questa persone. Lui deve prendere la spada della sua vita e iniziare il su buon combattimento”. Questa riflessione virgolettata e cosi chiara, rafforza inequivocabilmente quanto detto fino a questo momento. È il coraggio del cambiamento personale il vero portatore di linfa vitale, verso il rinnovamento di ogni vecchio o nuovo processo odierno. Una strada maestra da percorrere attrezzati per bonificare la verità divina, oggi cosparsa da innumerevoli “mine sofisticate”. Con costanza, qualsiasi sia il ruolo sociale ricoperto, urge sminare il messaggio celeste e rinnovare il voto di Giacobbe: “Se Dio sarà con me e mi proteggerà in questo viaggio che sto facendo e mi darà pane da mangiare e vesti per coprirmi, se ritornerò sano e salvo alla casa di mio padre, il Signore sarà il mio Dio”. (Gen 28,20-22). 
Bisogna “lottare” con Dio fino ad essere ascoltati ed esauditi nella preghiera; poi nulla al mondo potrà fermare chiunque scelga di proseguire sulla strada della realizzazione del bene in ogni realtà condivisa. Fu così per gli apostoli dopo la morte e resurrezione del Figlio dell’uomo. “Essi dovettero prendere la spada della loro vita in mano, recarsi nel mondo, e combattere il buon combattimento della Parola. Soli, senza nessuno che li abbia sostenuti. Sapevano però che Gesù era con loro. Questa certezza doveva loro bastare. Ogni altra cosa la dovevano vivere loro, da soli”. Il mondo deve di certo avanzare, ma vincendo la “lotta” quotidiana con Dio, come fece Giacobbe; come successe agli apostoli e perfino come avvenne anche per Gesù quando “strappò al Padre, nella sua lunga agonia, ogni forza per salire sulla croce”. Così ognuno, sia esso droghiere, sacerdote, parlamentare, formatore o comunicatore, imprenditore, professionista, operaio, calciatore, povero o ricco, ecc., potrà fare la sua parte per la edificazione di quella società migliore possibile che tutti vorremmo, ma che tarda ad arrivare.
                                                                                                                           Egidio Chiarella



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