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SGUARDO NELLA PAROLA - Resettare la società con l’olio buono della Parola

16/11/2017

Leggo e condivido: “Il Vangelo non è una favola e neanche la trasposizione in un racconto del desiderio di giustizia eterna o di vendetta di qualche uomo stanco di subire angherie, soprusi, misfatti. Neanche è un’arma bianca di autodifesa immaginaria, di fantasia”. Non si possono infatti trasferire al cielo eterno le nostre sconfitte sulla terra dinnanzi ai prodotti confezionati dal male, delegando Dio ad intervenire per conto di chi ha fallito nella sua missione, piccola o grande che sia. Verrebbe fuori un vangelo che consola chiunque si pianga addosso e che spinga ognuno ad evadere. In quale direzione? Verso un mondo ideale che annulla qualunque responsabilità personale di fronte alle tante incongruenze sociali ed etiche attuali. Questo quadro desolante purtroppo è anche corrente spesso tra noi cristiani, pronti a fare della nostra stanchezza e della mancanza di fiducia un “nobile” pretesto per rinviare ogni cosa all’Altissimo. Se questa dovesse essere la tendenza principale da seguire nei giorni a venire, non basterà di certo neanche “resettare” la società.  
Di pari passo servirà invece rivoluzionare con la Parola il proprio modello di vita, sempre forniti dell’olio buono che tiene in vita la lampada di ciascuno. Cosa bisognerà dunque fare per impedire questa involuzione sapienziale del mondo? Sarà non più rinviabile la messa al centro del vangelo, riconsiderato nella sua reale rappresentazione. Così ancora dalla fonte precedente: “Il Vangelo è un vero patto. Potremmo dire una compravendita. Viene Gesù e mi dice: Ti vendo la mia vita eterna a condizione che tu mi vendi la vita del tempo. Io ti dono la mia beatitudine infinita e tu vivi sulla terra ogni croce di povertà, miseria, angheria, sfruttamento, ingiustizia, soprusi, secondo però la purezza della mia Parola”.
Si tratta di un patto non certo facile da rispettare, vivendo tra le infinite sirene che di solito corteggiano l’uomo. Ma come avviene con tutte le chiare e serie compravendite di ogni giorno dovrà essere obbligatorio rispondere con un si o con un no. Dio “vende” la sua vita a ciascuno e perciò chi sottoscrive il patto, non imposto da alcuno, non potrà che fare la stessa identica cosa. I frutti saranno per il futuro copiosi in ogni azione umana e in qualsiasi articolazione attiva della società odierna. Un serio contratto che non porta all’isolamento rispetto al presente, qualunque sia il ruolo o la professione rappresentati, ma che consente di guardare ciò che ci circonda con una particolare profondità di pensiero. Un modo concreto per non essere risucchiati da una effettività artefatta dallo stesso uomo, penetrandola in profondità e arginando, per la propria parte, una qualche forma di deriva personale e collettiva. Laparabola delle dieci vergini, cinque delle quali erano sagge e cinque stolte, ci descrive inequivocabilmente come le vergini stolte disattendano il patto con il Signore, agendo dal proprio istinto e non dalle norme sottoscritte. Scordano di portare con loro l’olio sufficiente per illuminare il proprio cammino. 
È impensabile partecipare ad un corteo regale con una lampada senza luce! Lo sposo atteso va accompagnato allontanando le tenebre e perciò l’olio per la lampada, quest’ultima simbolo del patto divino, non potrà per alcun motivo mancare. Le conseguenze? Sono tutte nelle poche parole della risposta dello Sposo alle vergini rimaste con la lampada spenta. “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In veritàio vi dico: non vi conosco”. La nostra quotidianità ha bisogno di fornirsi dell’olio che deriva dalla spremitura del patto sottoscritto con Dio. Il “frantoio” del nostro cuore e della nostra mente deve essere sempre attivo e ben funzionante, anche per certificare la sua bontà. È questa operazione di qualità che ci permette di non guardare al vangelo come una qualsiasi opera immaginaria e fantasiosa, pronta a giustificare ogni errore commesso o quanto non osservato dall’intesa raggiunta con il Signore.
Egidio Chiarella






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