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RIFELESSIONE - La diversità tra il potere umano e quello divino

25/05/2018

L’uomo ha conosciuto nella democrazia la forma di governo più rassicurante e tutelante della dignità e della libertà del singolo, così come delle comunità in cui esso vive. Ad oggi è la forma più alta dell’espressione formale e sostanziale del potere. Tra i tanti interessi con cui oggi si convive, ma anche tra le numerose analisi politiche e sociali, i cammini quotidiani di fede, la sete di conoscenza teologale, scientifica e antropologica, le aspettative del popolo, emergono spesso degli interrogativi a cui non è facile rispondere, ma che vanno presi in seria considerazione. 
Nel regno di Dio quale è la forma di governo che vige? E soprattutto che tipo di messaggio giunge da esso a chi fa i conti con il potere quotidiano terreno, sia da governante che da governato? Come infine viene esercitata l’autorità divina e in che modo si configura? Leggiamo da una autorevole nota teologica: 
“Il regno di Dio è infinitamente differente da ogni regno degli uomini esistente sulla terra. È anche infinitamente diverso da ogni altra forma dell’esercizio del potere, compresa anche la forma della democrazia, sotto qualsiasi forma o modalità venga essa esercitata. Nei regni e nei governi del mondo il potere o è tolto all’uomo o esso è delegato. Ma l’uomo non governa. Esso sarà sempre governato”. Andando avanti nella lettura il pensiero diventa più esplicito:
“Tutt’altra cosa avviene nel regno di Dio. Qui ognuno è chiamato ad esercitare personalmente il suo potere, quello che Dio gli ha conferito. Nei regni del mondo ognuno o è spogliato o si spoglia del potere. Nel regno di Dio, è Dio e Cristo che si spogliano del loro potere per darlo ad ogni credente in Cristo Gesù e anche ad ogni altro uomo”. Il potere nella casa del Signore mette al centro l’eternità di ognuno e quanto dato all’uomo, se inteso in piena armonia con la Parola, è per lui all’infinito. 
Una “cessione d’amore” che consente a chiunque di “esercitare” in terra la forza ineguagliabile che viene da Dio, permettendogli di avere spalle forti per non isolarsi da una società in preda allo smarrimento. Il pensiero cristiano limpido non si intorbidisce dinnanzi alle violazioni altrui, ma si illumina nel cercare di trasformare un errore in una buona occasione di ripartenza. Il potere umano è spesso parolaio e inconcludente in quanto predica, non andando oltre, di affondare le sue radici nelle verità dell’insegnamento evangelico. 
Una scena teatrale doc che non appartiene specificamente a questa o quella parte contendente politica ed economica, ma che convive con la struttura comportamentale della collettività. Si promette ogni cosa per il consenso a tutti i costi. Il non fare poi quanto sia stato prospettato è sempre da addebitare agli errori degli altri e mai ai propri limiti ontologici, tra l’altro scarsamente considerati. Cosa diversa per il regno del Creatore come leggo ancora negli appunti di riferimento: 
“Nel regno di Dio ogni potere esercitato è di amore, verità, luce, giustizia, misericordia, compassione. Questo potere che è di vera creazione del bene nel cuore dell’uomo si esercita dal basso e non dall’alto, dall’ultimo posto e non dal primo. È un potere che obbliga a prendere su di sé tutto il peccato del mondo per espiarlo con la nostra vita, lavandolo se necessario con il proprio sangue”. Partire dall’ultimo è sempre faticoso! 
Non a caso la società utilizza più volte l’ultimo per purificare le sue colpe interiori, quasi a manipolare una introspezione personale che gli consenta così falsamente di relazionarsi con l’esterno. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Non si vuole capire che prima di concepire il giusto e il trasparente fruibile per tutti, necessita una conversione generale che permetta ad ognuno di non sforare da alcuni principi fondamentali, impossibile ad alcuno da negoziare o smontare a piacere. 
Il problema non è il potere, ma il modo in cui l’uomo decida di dargli forma e solidità quotidiana.
Egidio Chiarella



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