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RIFLESSIONE - I principi soggettivi che tradiscono l’uomo

25/02/2019

Come si può realizzare una società con più benessere comune e con meno ingiustizie sociali, bambini seviziati negli asili, corruzioni, ruberie, guerre, malgoverni, tradimenti, saccheggi ambientali, distorsioni della verità di natura? Questa domanda è centrale nel dibattito odierno e non si può sfuggire dal dare una risposta seria e fattiva, credenti e non; preti e laici; potenti e deboli. Chi crede nella Parola ha il dovere sacro santo di portare il suo contributo di fede suitanti tavoli condivisi,attorno ai quali ruota la sua azione quotidiana. 

Mi riferisco al posto di lavoro pubblico o privato; alla famiglia; agli amici e conoscenti; al parlamento della repubblica; al governo nazionale e locale; ai tribunali; agli ospedali; agli ambienti religiosi; ai contesti saputi e sconosciutiin cui si possa comunque portare una propria testimonianza. Urge affidarsi al buon senso per ritrovare quel principio di fondo universale che nella sua oggettività sia in grado di tracciare dei confini di salvaguardia partecipati. 

Penso a delle condizioni particolari che non chiudano le vie della libertà e del progresso, ma garantiscano a quest’ultime un tracciato di avanzamento reale a favore dell’umanità tutta. È chiaro che tutto questo presuppone di alzare il livello della qualità di presenza giornaliera di ognuno nelle relazioni con l’altro. Il cristiano però non può e non deve obbligare la Parola ad alcuno, ma deve mostrargliela. Scrive in proposito il teologo: 

“Chi crede deve mostrare ad ogni uomo che la verità della natura è solo quella contenuta nella Parola. Questa testimonianza è essenza della missione. Oggi, purtroppo lo sappiamo, il cristiano ha perso la fede nella Parola. Il mondo è riuscito a corromperlo e a trascinarlo nelle sue teorie, contro ogni testimonianza della storia”.

Parole potenti che si limitano a prendere semplicemente atto, senza denunciare o millantare su nulla, della realtà che si trova davanti agli occhi di tutti. Ci troviamo infatti dinnanzi ad un fatto “storico” e non di fronte ad una qualche valutazione di parte. Una circostanza documentata che di sicuro si può rallentare, ammantare, sofisticare, alleggerire, diluire, ammansire, ma non negare o nascondere. Continua così la nota teologica sopra citata: 

“Che l’uomo non voglia attestare la verità di natura è un fatto. Che il cristiano dia mano all’uomo perché non attesti la verità di natura è altro fatto. Il cristiano è stato posto dal suo Signore come luce del mondo, lampada per illuminare tutti quelli che sono nella casa del mondo. Come il cristiano mostrerà la verità di natura secondo il suo Dio? Attraverso una vita interamente rispettosa, obbediente ad ogni Parola del suo Signore”. 

Non c’è altra strada! Fuori di essa si rischia di non essere credibili, accrescendo di conseguenza quel tipo di società oggi in voga che tende a razionalizzare, secondo gli interessi momentanei fine a sé stessi, ogni verità oggettiva che solo la Parola può assicurare. Di conseguenza si procede adeliminare anche tutti quei simboli che vanno contro il pianoeconomico e politico di turno che si vuole far passare per orientare il mondo, partendo dalle grandi articolazioni civili, fino alle più piccole contestualità della vita odierna.

Una guerra vera e propria giocata con la forza del denaro e del potere, capaci nella finzione più raffinata di includere tutto ciò che in realtà a prioriè stato giàescluso.Questo quadro concreto è supportato proprio da chi dovrebbe avversarlo, pena la sua autonomia di vero uomo che 
nell’euritmia della natura trova già dei riferimenti universali e non modificabili. Ma essendo oggi in crescita un soggettivismo senza limiti, espressioni come “secondo me” o “a mio giudizio” sono diventateprimarie nel colpire in pieno la verità di natura. 

L’hanno “percossa” abbandonando l’attinenza al discernimento universale che è nella Parola e previene ogni cosa. Come si può dirimere una qualsiasi questione escludendo i principi oggettivi e universali? Si rischia di costruire un domani forse scintillante, ma privo di quegli anticorpi celesti che vanno oltre i confini delle ristrettezze mentali e culturali degli esseri umani, pur se in alcuni occasionisi tratti di filosofi, scienziati, economisti, personaggi alto locati. Così facendo cambia il significato di famiglia; di sessualità; di origine; di evoluzione; di natura, ecc.

L’uomo è libero o meno di contrastare (in realtà lo sta già facendo) l’indirizzo dei comandamenti e di rompere ad esempio la consonanza tra uomo e donna. “La natura, tutta la natura, non è indeterminata. Essa è determinata fin dalle sue origini che sono da Dio, non dal caso”. Crescete e moltiplicatevi recita il primo comandamento divino e mai nessuno può cancellare questa verità che potremmo rappresentare con queste parole chiare ed inequivocabili: “L’uomo è padre per una donna. La donna è madre per un uomo. La natura non può essere smentita”.

Ma l’uomo ha deciso di operare al contrario, sicuro di poter piegare ai suoi progetti l’equilibrio ontologico che regge da sempre il mondo. La cosa più grave la rappresenta quel battezzato che vede, registra, comprende e non costruisce nulla perché lo “sterminio” in atto del buon senso cristiano, sia affiancato e domato non per vincere una partita, ma per contribuire alla salvezza dell’uomo ridotto ormai a prodotto perfetto di un cieco evoluzionismo.

Prende atto il teologo: “Che l’uomo non voglia attestare la verità di natura è un fatto. Che il cristiano dia mano all’uomo perché non attesti la verità di natura è altro fatto”. Un terreno fertile questo dove prolificano i principi soggettivi dell’uomo che non possono non tradire la collettività; smentirela natura; reciderele origini umane che sono da Dio e non dal caso.

Egidio Chiarella



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