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"E mi domando". Riflessione del Vescovo Mons. Antonio Staglianò

15/09/2019

Miseria/nulla
gioia/vita
e dolore-potenza
l’istante della culla 
il vero inizio?
E questa immane sofferenza?
Tutto passa - davvero?
tempo non ce n’è
se è vero - e perché?
Scorre vorace
niente è fermo
solo abisso 
d’intorno
addosso-fuori-dentro
Cosa è il tempo -chiedi
non so
se tempo è cosa
-so però - di ciò che dura
e tempo non è 
-ciò che matura
resta solo la bontà 
se ce n’è- tempo è cura
attesa - è apertura
già ora -è tempo-eternità

In un luogo solitario di un monte vicino, si portò il viandante. Là ascoltò la eco di remote sapienze, diverse, multiformi. Tutte ruotanti - come in vortice abissale- sullo stesso nome, ripetuto tre volte: dolore, dolore, dolore. Poi un vociare ineffabile e il "distinguersi" confuso di poche parole: fuga, contrasto, accettazione, sublimazione, disperazione, purificazione...
Sollecitato dalla sua ombra, il viandante si avvicinò con l'orecchio -quasi per cogliere qualcosa di distinto- e ascoltò con più chiarezza: paradosso.
Da lì si aprì uno squarcio e vide le piaghe dell”essere che il dolore denuda e contemplò il paradosso più grande del dominio infinito e compiuto del male come “sorgente” di un nuovo possibile cammino del bene. Il dolore convince a “perdere il mondo” per poterne succhiare la vita vera. Comprese meglio la “potenza di vita” del fiore del deserto, della ginestra in mezzo alla lava nera del vulcano, della stella nella fitta notte e decise di non fuggire più davanti al dolore, ma nemmeno giocarci troppo (Lo pseudo Nietzsche 29)



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